A cura di Nicoletta Stame

 

La sezione monografica contenuta nel n. 62/2015 della «Rassegna Italiana di Valutazione» si compone di tre testi che rielaborano relazioni tenute al congresso dell’AIV del 2014, a pochi mesi dalla scomparsa di Albert Hirschman.

Hirschman è stato uno scienziato sociale che ha contribuito a vari campi delle scienze sociali, con un pensiero possibilista, che contrasta i dogmatismi delle spiegazioni monocausali e delle supremazie metodologiche. Hirschman si proponeva di individuare le conseguenze inattese delle azioni, le sequenze di accadimenti invertite rispetto a quanto previsto dalle teorie tradizionali, i collegamenti a monte e a valle degli investimenti, le dinamiche dei comportamenti politici.

La sua importanza per la valutazione, anche se non universalmente riconosciuta, è molteplice. Da una parte, egli ha condotto valutazioni su progetti di sviluppo che sono un esempio luminoso di come si dovrebbe fare valutazione, e di quali problemi questa pratica particolare ponga al modo in cui si può concepire lo sviluppo. Ne è una testimonianza Development Projects Observed, al cui interno viene elaborata la teoria della “mano che nasconde”. Dall’altra parte, le sue analisi sull’economia, la società, le organizzazioni, la democrazia offrono spunti preziosi per interpretare le situazioni in cui si svolgono i programmi e si attuano le politiche oggetto delle valutazioni. Alcuni suoi testi in particolare, come Exit, Voice and Loyalty, Retoriche dell’intransigenza, The Strategy of Economic Development sono una continua fonte di ispirazione per i valutatori.

Questa sezione presenta contributi che, pur provenendo da prospettive diverse, sia come specifico campo di lavoro sia come focus della ricerca, ma sempre ragionando su proprie esperienze, suggeriscono modi per appropriarsi del pensiero di Hirschman e di farlo interagire con le pratiche di valutazione.

Nicoletta Stame ritrova nelle recenti elaborazioni di teoria della valutazione echi di impostazioni hirschmaniane, che intende evidenziare per rendere più robuste quelle stesse elaborazioni. Mentre gli approcci mainstream danno per scontate teorie dei programmi e dell’azione rispetto a cui il pensiero hirschmaniano ha fornito forti antidoti, gli approcci alternativi non hanno ancora sufficientemente sfruttato quel giacimento di saggezza e di realismo che ne farebbe dei competitori molto più convincenti.

Mita Marra affronta temi di politica economica che sono alla base della interpretazione dei processi di sviluppo e delle politiche di riforma. In particolare si sofferma sul rapporto tra i programmi e il contesto in cui si inseriscono, utilizzando la fondamentale distinzione di Hirschman tra programmi trait-taking e trait-making, e collocandola al centro del ragionamento su complessità e meccanismi. Viene così evidenziato come le strategie suggerite da Hirschman favoriscano i processi di apprendimento e sostengano i meccanismi di mobilitazione delle risorse presenti nei contesti ma scarsamente utilizzate.

Valeria Aniello mostra come una serie di tesi di Hirschman le siano servite a impostare il suo lavoro di valutatrice nell’ambito della programmazione regionale e dei fondi strutturali. Hirschman le ha permesso di non sottostare a pretesi dogmi della programmazione, ad esempio per quanto riguarda la dimensione dei progetti, i tipi di finanziamenti, l’utilizzazione delle risorse. Ma soprattutto le ha consentito di concepire il suo lavoro in modo da tener conto della dimensione etica e dell’interesse pubblico nei rapporti tra valutazione e politica.

 

Nicoletta Stame: Hirschman, il possibilismo e la valutazione

Mita Marra: Il dilemma della politica: incrementalismo, possibilismo e teoria della complessità

Valeria Aniello: Retoriche politiche, etica e connessioni di sviluppo nella pratica della valutazione: il contributo di Albert O. Hirschman