Nel 2013 l’associazione Eugenio Colorni pubblica la tesi di laurea di Ciro Coppa. La pubblicazione viene curata da Mita Marra (all’epoca presidente dell’associazione) e edita da Giannini Editore di Napoli.

Nella pubblicazione c’è la seguente presentazione di Luca Meldolesi:

Ciro era un giovane di talento (sotto mentite spoglie). Proveniva da Torre del Greco – amico e compagnone d’un “giro” di studenti della costa, a sud di Napoli. Fece parte di quel piccolo gruppo che sul finire degli anni Ottanta del secolo scorso mi aiutò ad impostare una nuova analisi socio-economica del Mezzogiorno (poi ripubblicata come Capitoli 4 e 5 di Spendere meglio è possibile – 1992). Tra l’altro, fu proprio Ciro, se ben ricordo, che sostenne il senso di inadeguatezza di fronte alle necessità della vita, come caratteristica decisiva dei giovani meridionali…
Di buone letture, Ciro aveva un pensiero chiaro e sintetico; la sua scrittura limpida aveva una cadenza un po’ cantilenante, quasi ritmica. Ma, nel parlare, doveva superare una certa ritrosia (con molte pause) che, a prima vista, lo faceva apparire vago, e lo rendeva anche un po’ eccentrico, rispetto al lavoro di gruppo.
Ambientalista, giornalista free lance, precoce, un po’ schivo, libertario, imprevedibile, osservava con scarsa convinzione i miei tentativi di mettere in moto un lavoro collettivo presso la Facoltà di Economia dell’Università Federico II di Napoli. Ma quando si trattò di decidere l’argomento della tesi, scelse un tema chiave – “La ricerca socio-economica come scoperta” – vero ispiratore del nostro indaffararci di allora.
In un certo senso – si può dire post festum – mi affiancò silenziosamente (lavorando anche, a mia insaputa, all’archivio di Stato) durante la mia “junior partnership” con Albert Hirschman, che era allora in pieno svolgimento.
Ciro si appassionò alla storia di due intellettuali utili, come li chiamava – Eugenio Colorni e Albert Hirschman; e si prefisse, innanzitutto, di mettere a fuoco il “motore intellettuale” della vasta produzione scientifica di quest’ultimo – ovvero la sua instancabile capacità di “apprendimento attivo”.
Certamente, attrasse Ciro la grande libertà di pensiero di una personalità schiva e riservata come Albert Hirschman; la sua insofferenza per ogni inscatolamento intellettuale; il suo temperamento vigile ed “artistico” che libera la fantasia al momento opportuno, e consente la scoperta; il suo interesse (effettivo, ma limitato) per l’aspetto psicologico; e così via.
Forse, in un lavoro comunque da scrivere come la tesi di laurea (che rappresentava un vincolo, ma anche uno stratagemma benefico per costringere lo studente ad impegnarsi davvero) un certo grado di empatia caratteriale consentiva a Ciro di sperare a sua volta di apprendere per esercitarsi, per diventare egli stesso capace di scoprire…
Ad Albert Hirschman, che è un perfezionista, questa tesi piacque. Decise di
incoraggiare Ciro e – evento più unico che raro – lo ospitò persino a casa sua, nei pressi dell’Insitute for Advanced Study di Princeton (NJ). Ma Ciro, certo lusingato, non si emozionò. Come spesso accade a Mezzogiorno, terminata la sua esperienza universitaria, decise di trovare un lavoro al nord. Albert Hirschman mi chiese più volte “che fine aveva fatto” quel giovane semplice, quell’allievo così promettente dal nome così napoletano. Sì, Ciro. Francamente, non sapevo cosa rispondergli…
Quando riuscii a condurre finalmente in porto una parte del lavoro iniziato tanti anni prima e pubblicai Il coraggio dell’innocenza di Eugenio Colorni (1998), misi l’accento sul contributo di Ciro. Ciro ne fu contento; ma mi disse per telefono che i miei ringraziamenti l’avevano imbarazzato – quasi avvertisse un po’ di rimpianto.
Chissà cosa penserebbe oggi – vien da domandarsi – che quel giro di ragazzi
diventato adulto continua ad usare il lavoro di Eugenio e di Albert come pane quotidiano.
Oggi che, con il contributo delle quote dell’Associazione Eugenio Colorni
di Napoli, quello stesso giro di giovani, oggi professionisti, ha deciso di pubblicare la sua tesi del lontano anno accademico 1991-1992 – l’ormai leggendaria tesi di Ciro Coppa – come contributo pionieristico, originario ed originale, della nostra intera esperienza.

Sotto è possibile scaricare la tesi nella sua versione integrale:
Ciro Coppa. La ricerca socio-economica come scoperta: Albert Hirschman e Eugenio Colorni, a cura di Mita Marra