di Paolo Caputo

Lo scritto che segue è il resoconto di un mio viaggio in Russia nella regione di Mosca dove questa estate (2018) mi sono trattenuto per due mesi. Riporto impressioni e analisi personali frutto dell’osservazione diretta e del dialogo (non sempre facile) con le persone incontrate.

Il 21 luglio (2018) sono finalmente giunto nell’impero russo, nella città di Cechov, oblast di Mosca (oblast sta per regione, è la suddivisione territoriale di primo livello della Russia) sotto l’era di Vladimir Putin.
Ho deciso di partire il giorno dopo la finalissima dei mondiali per motivi pratici e di serenità, entrando dunque a Mosca con i fasti del grande evento ancora ben visibili.
Arrivati alle tre di notte qui era già l’alba (in questi giorni sorge alle tre e cala alle ventuno e trenta) e con un’auto ci hanno portato a destinazione attraversando tutto il centro di Mosca.
Dovevo scegliere se vivere al centro della megacity, oppure in una città distante 80 km.
Tra la vita patinata della nuova Mosca stile Sex and City e la periferia ho pensato di rischiare e ho scelto quest’ultima per vivere in mezzo al popolo russo europeo, quello vero.
E la scelta, dal mio punto di vista, è stata giusta.
Al primo giro in auto, che è durato oltre 2 ore per portarci a destinazione, abbiamo attraversato di netto la città, passando per il centro imperiale e poi inoltrandoci verso le periferie.
A vista, già dai primi minuti ho avuto la netta sensazione, in ogni cosa osservata di sfuggita, di un’economia in enorme espansione. Il segnale più visibile è quello edilizio: ovunque infrastrutture, palazzi, centri commerciali, nuovi di zecca o in fase di costruzione. La città, già immensa, si espande a ritmo forsennato. Mi è bastato questo per capire che sarebbe stato interessante cogliere le contraddizioni, vedere come si muovono le cose dal basso, individuare opportunità; insomma capire quale sangue scorre nelle vene.
Ho pensato di calarmi nella realtà come osservatore partecipante e stare prevalentemente tra il popolo vero (lavoratori, micro imprenditori, ecc.) e meno con la middle class e la intellighenzia accademica moscovita che ci ospita e con la quale si lavora. Mi sono messo a parlare con la gente comune: autisti di autobus, tassisti, fruttivendoli, vecchiette che curano la manutenzione dei parchi, comunisti della ex CCCP, piccoli imprenditori, ricchi della middle class colta.

La cittadina di Cechov è stata un colpo di fortuna.
La città, costruita da Stalin nel 1954 a contorno di un’immensa base militare (sotterranea e di superficie), è circondata da foreste che si perdono a vista d’occhio. Cechov si sviluppa in altezza, grandi palazzoni ed ampi spazi tra un edificio ed un altro, talvolta piccoli agglomerati di 4 o 5 edifici e basta. Ovviamente c’è il centro cittadino con il laghetto, il fiume, ecc., ma la città è avvolta dalla foresta, un vero spettacolo.
La popolazione sembra composta prevalentemente di pensionati (mi dicono che sia prestigioso per i pensionati benestanti venire a svernare in questi centri) e lavoratori, operai e boscaioli/contadini in prevalenza. Però, sembra che stiano proliferando diverse iniziative imprenditoriali, come mi pare di osservare e come desumo dai tantissimi cartelloni pubblicitari lungo le autostrade statali che pubblicizzano non i prodotti ma la ricerca di personale per le loro imprese.
Non mi soffermo a raccontare le solite ovvietà (del tipo: rispetto a noi qui tutto è perfetto, servizi perfetti, ecc.), ma alcuni dettagli interessanti anche se apparentemente non significativi.
La prima cosa è l’accoglienza. In un mondo di tutti russi, lontano dai centri internazionali della city, si vede arrivare un italiano che senza timore sta in mezzo a loro e cerca di ‘attaccare bottone’ con tutti. Scopro che i russi europei amano l’Italia e gli italiani: hanno un’ammirazione per noi incredibile, manifesta.
Ogni giorno prendo la ‘corriera’ per la città. Ovviamente efficientissima. Si tratta di ditte private individuali che si coordinano come un’unica impresa. Un’ora di tragitto costa 1,50 euro.
In mezzo a ‘matrioske’ con mani enormi e piene di calli, operai massicci e con il volto scavato dalla fatica, segretarie, mamme con bambini, vecchie tutte piene d’oro – anche i denti –, studenti, ecc.: il popolo. La loro cultura, mi avevano raccontato, è rigida; in silenzio, non ci si parla, non ci si guarda. E alle apparenze è così. Poi però, il primo giorno alla stazione dell’autobus un attempato contadino grasso mi chiede “italiano?”, e mi parla in russo come se io fossi russo. La mia compagna, Lyudmyla, mi dice che si è messo a raccontare di come ama l’Italia, la lingua italiana, Albano e Romina, il nostro modo di vivere. Poi, mi da due baci sulla guancia, alla Bresnev, mi bacia la mano e mi ringrazia di avermi conosciuto, e continua dicendo che in Russia gli italiani sono a casa. Io ovviamente ho ricambiato con due baci, tra la meraviglia degli altri passeggeri che sorridevano compiaciuti. “Sono uno di loro”, mi sono detto.

Mosca è stata premiata dall’ONU come smart city n. 1 al mondo per i servizi ai cittadini grazie alla tecnologia smart. Ogni parco edile o palazzo per legge deve offrire a chi vi vive e in maniera gratuita: giardini fioriti, campi sportivi, boschetto, area gioco per i bambini, asili. E tutto questo accade, tutti questi servizi obbligatori esistono e sono tenuti bene.
Il biglietto per i trasporti pubblici costa 50 centesimi. A Mosca ci sono 16 linee della metropolitana, e passa 1 treno ogni 20 secondi. La pulizia è maniacale.

Lo stato incentiva l’economia con prestiti agevolati a chi investe. Vi è più domanda di lavoro che offerta. C’è un interesse forte per l’attività imprenditoriale, che viene stimolata e sostenuta in tanti modi, se fai impresa e investi non paghi le tasse. Tutto questo sistema di incentivi e di servizi a sostegno delle attività imprenditoriali sta spingendo la crescita economica. La voglia di fare impresa è evidenziata da un dato: dal 2017 ad oggi i russi hanno avuto un incremento del 40% dei debiti per investimenti. Inoltre, ci sono anche una serie di incentivi alle famiglie: se fai un figlio ti danno l’assegno familiare, il 6% del fitto della casa, la riduzione del 30% del mutuo, sanità e farmaci gratis e asilo gratuito 24 ore su 24.
Il posto fisso viene pubblicizzato per strada con cartelloni, perché è sempre meno appetibile. Questo perché lo stato non crea precariato. Assicura servizi e garanzie a tutti, non solo ai privilegiati del posto fisso pubblico, come da noi.
Il servizio taxi è liberalizzato, come a Londra, cosa che ha creato un sistema efficientissimo ed a basso costo. Io uso i taxi anche per andare al supermercato, tanto la corsa costa 2 euro. E questo anche e specialmente fuori dal centro ed in altre città, perché nella capitale conviene la metropolitana per le enormi distanze.
Nelle aree metropolitane vi sono operai e contadini. Ogni mattina vanno in fabbrica con pulmini sovietici degli anni Settanta e Ottanta tenuti come nuovi. Bellissimi, con le tendine di pizzo e i sedili in pelle. I lavori ritenuti più umili, ovvero lo ‘spazzamento’ di strade e piazze è lasciato agli emigranti interni (moldavi, tageki, jazaki) pagati pochissimo.

L’espansione econ0mica sta allargando a dismisura la periferia. L’urbanizzazione però è studiata in un regime sinergico di efficienza ed efficacia estreme in modo da non creare degrado. L’economia e la società sono influenzate dal clima: 8 mesi di neve e gelo necessitano di luoghi chiusi e caldi, posti in cui ci si incontra e ci si relaziona e dove nascono affari.
L’espansione avviene in una situazione apparente di basso conflitto sociale e politico. Il partito di Putin è dominante. L’opposizione del ‘Partito Comunista della Federazione Russa’ ottiene stato sociale e servizi per le classi sociali più basse offrendo vicinanza alla politica di Putin.
Il benessere, che non genera un centro ricco e una periferia degradata e dormitorio, lo si vede dal numero di nascite e dall’esplosione dell’edilizia.
C’è un piano di sviluppo urbano e sociale che prevede:

1. Facilitazioni per la costruzione di parchi in un sistema misto pubblico e privato, con lo stato che contemporaneamente si occupa della realizzazione di asili e scuole, di boschetti, ecc.;
2. Agevolazioni per le nuove imprese, oltre che iter autorizzativi estremamente semplificati;
3. Una serie di esenzioni e servizi gratuiti per gli anziani a basso reddito;
4. Mutui agevolati per chi compra casa fuori Mosca e in oblast limitrofi.

Nella piccola città dove vivo ci sono circa 100 – 150 mila abitanti. In 8 mesi si sono aperte 1000 nuove piccole e medie imprese. Le nascite in tutta l’oblast di Mosca sono in continua crescita.
A Mosca sono stati aperti, nel 2018, 300 nuovi asili pubblici, e ancora non sono sufficienti.
Un nuovo decreto ha stabilito 15 nuovi parchi bosco attrezzati per le periferie per compensare l’espansione urbana.

La povertà in Russia è stata notevolmente ridotta negli ultimi 4 anni, anche se nel 2018 è risalita un po’. I dati di Rosstat (l’agenzia di statistica nazionale della Russia), che come lstat è vicina al potere, dicono che più della povertà sono in aumento le diseguaglianze. Tutto questo è ben visibile se si frequentano le aree periferiche.
Per osservare più da vicino queste realtà, ho ascoltato i consigli di Alexej, uno degli autisti dell’autobus 365. Alexej mi ha raccontato che sono soprattutto pensionati, operai e contadini a soffrire di queste situazioni. La povertà è mitigata da un piccolo assegno di reddito. I pensionati di fascia bassa, invece, si sono trasferiti nelle città periferiche per il livello inferiore del costo della vita. Qui, anni fa, dopo la caduta dello statalismo comunista, vi era degrado e abbandono. Poi l’espansione economica ha spinto le classi emergenti ad investire nelle case di queste cittadine immerse nelle foreste e nella pace. Allora, la pressione sociale ha spinto Putin a far vincere i sindaci vicino alla sua politica autoritaria del fare, e del fare bene. Adesso queste cittadine hanno un’alta qualità della vita e i servizi sociali sono gratuiti. Vi è molta richiesta di forza lavoro che attira migranti non solo dalla Russia asiatica e medio orientale, ma persino da paesi amici come il Messico.
L’autista Alexej mi ha esposto il metodo operativo del sindaco della sua città: all’inizio, ogni giorno prendeva un elicottero militare e sorvolava la città alla ricerca dei posti in cui intervenire con maggiore urgenza, nelle pulizie, nelle strade, ecc.; inoltre, ha punito severamente i fannulloni del pubblico impiego.
La rete ferroviaria interregionale ormai è definita ‘il trasporto per i poveri’. Innanzitutto è gratuita per anziani e bambini. Qui tutti preferiscono la gomma. Un giorno ho preso una di queste linee e sono sceso in ogni stazione cittadina. In effetti, il treno è frequentato soprattutto dai poveri, è sporco, vecchio e malandato. Scorre lento. Ogni stazione è animata da ‘bancarelle’ che vendono di tutto, in particolare ortaggi. Ci sono popolazioni della federazione, tipo kazaki, azeri, ceceni. Si riconoscono subito perché sono di pelle scura e visibilmente poveri.
Ecco, il centro russo europeo dominante, ricco e in espansione e gli stati federati succubi e poveri. I dati Rosstat non mentono. I poveri della federazione sono per la metà in questi territori periferici. I numeri? Nella federazione russa su 150 milioni di persone ci sono 20 milioni di poveri assoluti.

I prodotti agricoli europei, e non, hanno un tasso minimo di contaminazione chimica considerato accettabile per legge da noi, ma completamente illegale qui. Molte merci passano grazie alla corruzione, diffusissima. Addirittura i cittadini benestanti hanno un apparecchio che controlla se i prodotti ortofrutticoli (che sono carissimi, tranne le patate e i cetrioli) contengono residui chimici o sono coperti di spray al silicone per renderli più belli e più resistenti. Se lo scoprono inviano un’informazione digitale al sistema informatico del governo locale. In 4 ore chiudono il venditore.
Qui è illegale pubblicizzare alcolici. L’industria della birra mondiale aggira il problema pubblicizzando birra analcolica, che ovviamente non trovi, o quasi, in vendita. L’italian sounding e l’italiano tarocco dominano nei supermercati. La gente compra il lambrusco di Modena con etichetta ‘made in italy’ doc, ma è di color bianco paglierino.
I palinsesti pubblicitari nei canali televisivi più importanti sono simili ai nostri, Berlusconi ha sembra aver lasciato il suo zampino qui.

L’accesso ad internet tramite wi-fi è gratis in tutto l’oblast e non solo a Mosca. Il wi-fi è gratis perfino nei parchi gioco dei bambini per dare sicurezza alle famiglie tramite la libertà di comunicare. A Mosca le pensiline delle fermate dell’autobus sono tutte dotate di porte usb per ricaricare pc e smartphone. Questo permette di essere sempre collegati. Il wi-fi è gratuito e accessibile anche sotto la metropolitana. Per andare da un punto all’altro della città con la metropolitana si impiega oltre 1 ora e mezza. Per cui sotto terra il wi-fi deve essere affidabile e sicuro, e lo è. Bisogna ricordare che i russi vivono sotto terra o nelle gallerie per una buona parte dell’anno, qui per 3 mesi la temperatura raggiunge i -20 gradi. Tutto è collegato in rete per permettere di comunicare con lo stato e le istituzioni e per assicurare ai privati di lavorare perfettamente.
Si costruisce con la massima efficienza, senza lasciare molto all’estetica.
Ho incontrato alcuni imprenditori che lavorano nella cultura. Mi hanno chiesto cosa si potrebbe fare per migliorare la situazione. Io ho risposto che a loro manca il bello, ma che lo desiderano, ed è su questo desiderio che bisogna lavorare.
Questo desiderio di bello si palesa nel forte interesse per l’Italia, per il suo cibo, per la sua filosofia di vita, il suo buon gusto. Andando in giro questa voglia di italianità la si percepisce a tutti i livelli. Per strada è facile incontrare furgoncini o auto trasformate in bar all’italiana, con una vera macchina del caffè, dove la gente si ferma a gustare l’espresso italiano. Una forma di business dal basso, di cui ne parlano anche in televisione, che avevo osservato il primo giorno durante il viaggio dall’aeroporto a Mosca.
La mia idea è la seguente: all’apparente chiusura politica del mondo occidentale si contrappone il desiderio degli stranieri di entrare nel mercato russo e fare affari, desiderio costellato di numerosi fallimenti. Il motivo è semplice: la Russia è dei russi, ti accetta solo se ti accoglie nel suo cuore, questo è nella loro concezione nazional-popolare. Pensare di arrivare dall’Italia e calare dall’alto il nostro ‘made in italy’ è un’idea che è miseramente fallita moltissime volte, se si fa eccezione ovviamente per i grandi marchi della moda e del lusso.
In realtà molte sono le opportunità di investimento che si aprono agli italiani. C’è un forte interesse ad attrarre imprenditori e artigiani dall’Italia. A questi sono offerte importanti opportunità di finanziamento all’impresa, a patto, però, che si realizzi un impianto di produzione in cui si affianchino lavoratori italiani con quelli russi e che ci sia un trasferimento del saper fare italiano. Insomma, un matrimonio in casa loro, dove si deve ricordare sempre che la Russia è dei russi. Per avere successo bisogna capire la loro mentalità e trasformare un fallimento e un ostacolo, in un punto di forza e in un’occasione di successo.