Un progetto di sviluppo locale nato da un insistente lavoro sul territorio che cerca una nuova via trasformandosi in impresa sociale

di Tommaso Di Nardo

C’è chi non è contento del mondo attuale, soprattutto della sua progressiva “trumpizzazione” che preoccupa e fa presagire scenari terrificanti, ma c’è ancora chi non è contento del suo mondo locale che continua a presentare diffusi tratti di arretratezza soprattutto sul piano democratico che rendono il sottosviluppo particolarmente disgustoso perché non solo iniquo, ingiusto e poco dignitoso, ma anche perché caratterizzato da uno scarso livello di civilizzazione che aggiunge al tutto un tocco di particolare depressione.
Siamo nel territorio a nord di Napoli, dove le difficoltà sono esagerate sia oggettivamente sia soggettivamente, dove l’abbondanza naturale della Campania Felix è stata sopraffatta dalla distruzione recente provocata dalla mancata evoluzione civile di una popolazione ancora scarsamente preparata all’industrializzazione e all’economia di mercato che per questo non è riuscita ad evitare la sopraffazione economica e la formazione di interessi criminali unita all’illegalità diffusa che caratterizza ampi spazi sociali.
In questo territorio operano a tutt’oggi diversi esponenti e alcuni gruppi di operatori politici, economici e sociali in qualche modo collegati all’Istituto AC-HII e all’insegnamento colorniano-hirschmaniano. Nel pubblico, nel privato, nel sociale e nell’intersezione di questi diversi ambiti operano diversi soggetti più o meno collegati la cui attività è contraddistinta a vario titolo da elementi possibilisti che si rifanno alle idee di Colorni e Hirschman con risultati molto spesso brillanti e con ricadute in alcuni casi anche molto significative anche se non in grado ancora di sovvertire il sistema imperante ma capaci, comunque, di dialogare con molti altri soggetti, gruppi ed iniziative impegnate a generare sviluppo e ad innescare processi di cambiamento.
La realtà locale sta stretta a molti e molti sono quelli che utilizzano l’uscita per esprimere il loro dissenso e prendere posizione. A parte il problema di come utilizzare questa leva per favorire il cambiamento in quel che resta, che è sempre la parte preponderante, e, in particolare, di come creare meccanismi di collegamento tra chi è uscito e chi rimane, resta da capire come collegare quelli che non sono andati via e che operano per lo sviluppo e il cambiamento e che sono, molto spesso, isolati e sconfortati o, peggio ancora, disillusi, demotivati e impigriti.
Molti si sono affidati al voto di protesta anti-partito e anti-sistema e sono in attesa che qualcosa succeda anche se non si capisce bene cosa possa o debba accadere per questa via, molti sono quelli che restano abbarbicati al vecchio sistema e si nascondono in attesa di riemergere al momento opportuno. Ci sono però anche quelli che guardano dritti per la loro strada, che in questo clima confuso e incerto si son messi a studiare, a lavorare, a sbarcare il lunario, a intraprendere, a sistemare le cose, ecc…
Il possibilismo ci insegna che bisogna essere pronti a catturare i fenomeni di cambiamento più nascosti, quelli che si muovono sotto terra, che non lasciano tracce evidenti, che possono essere attivati o riattivati improvvisamente, ecc… senza intestardirci sulle stesse idee o sugli stessi comportamenti.
In questo quadro si colloca la storia di AES – Associazione Economia e Sviluppo – nata nel 2014 per mettere su una piccola scuola di impresa a Giugliano ed oggi trasformata in Associazione di Promozione Sociale (APS) che punta direttamente al coinvolgimento di giovani desiderosi di affrancarsi dalla mentalità del sottosviluppo per investire su se stessi e aprirsi la strada a un percorso di crescita personale e professionale con evidenti ricadute territoriali.

Per questo, l’associazione, dopo i primi anni di avvio e di gestione della scuola di impresa, ha da poco iniziato un percorso verso l’impresa sociale trasformandosi dapprima in associazione di promozione sociale. La chiave di volta di questa trasformazione è stata la ristrutturazione della governance associativa e il pieno coinvolgimento nella direzione dei giovani selezionati attraverso la scuola di impresa.
Oggi il direttivo è formato da cinque soci su un totale di circa 40 associati con una maggioranza (3 su 5) di giovani provenienti dalla scuola di impresa. Uno di essi proviene anche da un’esperienza al Global Village for Future Leader in Business and Industry (Iacocca Institute, Lehigh University, US) finanziata parzialmente dalla stessa associazione.
Nell’ottica di promuovere l’imprenditorialità e, in particolare, l’autoimprenditorialità, l’associazione ha lanciato il nuovo corso “Crea la tua Impresa” rivolto a giovani aspiranti imprenditori e si è proposta nell’accompagnare i giovani stessi alla creazione d’impresa che vogliono accedere al programma “Resto al Sud”.
A tal fine, l’associazione si è accreditata presso Invitalia per fornire assistenza e consulenza gratuita ai giovani candidati.
Per ultimo, l’associazione si è iscritta quest’anno, per la prima volta, al programma del 5 per mille quale ente di volontariato per la promozione della cultura d’impresa. Ciò al fine di raccogliere fondi da destinare a borse di studio per i giovani desiderosi di investire sulla propria crescita attraverso la formazione imprenditoriale e l’impegno in programmi di studio e di ricerca nazionali e internazionali.
Per il futuro, l’associazione, proprio grazie al contributo dei nuovi giovani dirigenti, progetta percorsi di ricerca e formazione dedicati a piccoli gruppi (mediamente di 5 persone) scelti tra chi è già inserito nella scuola di impresa oltre, naturalmente, a nuovi corsi di formazione imprenditoriale e di leadership per selezionare nuovi giovani da inserire nel percorso.
Al momento, registriamo un certo interesse intorno al programma Resto al Sud che spinge alcuni giovani a cimentarsi in un progetto di impresa anche se la tendenza a sfruttare il finanziamento pubblico è ancora molto diffusa e difficile da estirpare. Certamente, su questo campo, la missione dell’associazione è quella di spingere i giovani a fare da soli, accompagnandoli nella creazione d’impresa ma non a sostituirli nella convinzione che questo sia l’unico modo per creare fiducia e iniettare sul territorio una sana cultura imprenditoriale, assolutamente necessaria per favorirne la crescita sociale e l’incivilimento.