Eugenio Colorni (Milano 1909 – Roma 1944) è un filosofo antifascista italiano, uomo di primo piano della Resistenza e fondatore del Movimento federalista europeo. Di origini ebraiche Colorni si distingue per una personalità ricca di fascino intellettuale e politico, straordinario nel coinvolgere i giovani nella lotta per la libertà. Colorni sul campo sarà un valente dirigente socialista, ma le sue qualità non derivano da posizioni ideologiche o appartenenze correntizie. Egli ha un solo obiettivo: aiutare i popoli e, in particolare, il popolo italiano ad ottenere maggiore libertà ed essere perciò più autonomo e creativo.

IL PARTIGIANO COLORNI E IL GRANDE SOGNO EUROPEO di Antonio Tedesco (Fondazione Pietro Nenni, Roma, giugno 2014, Editori Riuniti university press) è il primo libro su Colorni scritto con piglio storico-giornalistico con uno stile narrativo che assomiglia al giallo. Un libro che si legge con grande agilità capace di coinvolgere il lettore appassionato alla storia della Resistenza italiana contro il fascismo e il nazismo.

E’ un libro di cui c’era un gran bisogno, poiché quello che si sapeva fino ad oggi di Colorni era davvero molto poco. A parte qualche articolo giornalistico consunto dal tempo o il bellissimo libro di Leo Solari “Colorni ieri e oggi” che risente indubbiamente della grande passione civile e della speciale frequentazione avuta dall’autore con il Colorni proprio durante la resistenza romana, o alcune introduzioni a raccolte di scritti di Colorni come quella di Norberto Bobbio del 1973 oppure quella di Luca Meldolesi del 1998 dal titolo “Il coraggio dell’innocenza” (La Città del sole) o ancora il discutibile libro di Sandro Gerbi “Tempi di malafede” del 1999 che offre uno spaccato della vita di Colorni e dei sui rapporti con Guido Piovene, senza dimenticare il bel lavoro di tesi di laurea in Politica economica di Ciro Coppa del 1992 “La ricerca socio-economica come scoperta: Albert Hirshman e Eugenio Colorni”, pubblicato a Napoli dall’Associazione Eugenio Colorni nel 2012 (Giannini Editore) o, infine, l’introduzione di Maurizio degl’Innocenti a “Eugenio Colorni dall’antifascismo all’europeismo socialista e federalista” (AAVV, Lacaita, 2010), davvero non c’era quasi niente sulla figura di uno dei più originali pensatori e partigiani che l’Italia abbia avuto.

Come scrive Giorgio Benvenuto nella prefazione – Eugenio Colorni è tornato d’attualità.

Un’attualità che un anno dopo l’uscita del libro è ancora più forte, perché quel sogno europeo che Antonio Tedesco ha ricostruito con grande passione politica e culturale, oggi sembra ancora più compromesso dopo le ultime drammatiche vicende della Grexit e sembra aver quasi definitivamente perso quella grandezza coltivata a Ventotene alla fine degli anni Trenta.

Ma l’attualità di Colorni è molto più di questo. Perché, e ne sono ancora più convinto dopo aver letto il libro di Tedesco, le tante incompiute opere politiche del dopoguerra, dal sogno dell’Unione europea, alla cancellazione del divario tra Nord e Sud, alla lotta alla criminalità organizzata e poi alla corruzione e all’illegalità e, in definitiva, l’avanzamento del processo di democratizzazione italiano ed europeo, non solo trovano importanti spunti di riflessione nella vita, nell’opera e nel pensiero del partigiano Colorni, ma riconsiderate oggi alla luce degli insuccessi, dei ritardi, degli ostacoli e dei mille impedimenti occorsi, possono fruire di utilissimi spunti di azione, anche per chi è ancora impegnato sul campo economico e sociale della lotta al crimine organizzato, ad esempio, che insieme alla corruzione, all’illegalità e aggiungerei all’ignoranza civile, politica e sociale, tiene ancora il Sud Italia (e non solo), pur con tutte le differenze del caso, lontano dalle più sviluppate e moderne democrazie occidentali.

Per chi come me conosce da tempo la figura di Eugenio Colorni e precisamente dai tempi dell’Università avendo avuto la fortuna di frequentare una delle pochissime (e forse l’unica) cattedra italiana che ha fatto di Colorni la pietra miliare del suo insegnamento (Luca Meldolesi, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 1993), il libro di Antonio Tedesco è un bellissimo documento ricco di informazioni e storie che permettono di ricostruire tanti connotati persi o misconosciuti di una figura così straordinaria ma allo stesso tempo così difficile e complessa come quella di Eugenio Colorni. Ed è quindi un onore poter scrivere una recensione su questo libro che considero davvero una graditissima sorpresa da parte della Fondazione Nenni e di Antonio Tedesco.

Il partigiano Colorni è indubbiamente una storia emozionante, perché è la storia di un uomo che ha dedicato la sua vita, tutta la sua vita, all’amore per la libertà. Probabilmente, noi abitanti del XXI secolo non avremo mai la possibilità di comprendere nell’intimo quella passione così autentica e viscerale della lotta per la libertà che ebbero i partigiani della Resistenza, ed è proprio per questo che raccontare queste storie è straordinario ed è di grande utilità per il presente. Ma è chiaro che la figura del partigiano Colorni è qualcosa di più particolare e non solo per il grande sogno europeo di cui è stato coautore insieme ad altri personaggi che lottarono per la libertà in quel tempo, ma anche e direi soprattutto perché, per usare ancora le parole di Giorgio Benvenuto nella prefazione – Colorni era un innovatore.

Ma su questo piano il libro di Tedesco non riesce ad esprimersi bene. Anche perché il contributo innovatore di Colorni nella politica come nel pensiero, nella teoria come nella pratica, è ancora in gran parte misconosciuto.

Eppure il libro ha il grande merito di raccontare un personaggio ed una storia che trasudano innovazione da tutti i pori. E chi oggi è interessato a scoprire più da vicino il tratto innovatore del Colorni può giovarsene in modo particolare.Nel capitolo 2, ad esempio, “Da giustizia e libertà al centro interno socialista” (1930-1937), probabilmente il più interessante del libro per la capacità di concentrarsi sugli aspetti più significativi dell’opera di Colorni, il Tedesco, dopo aver presentato l’originalità dell’analisi colorniana del fascismo e, in particolare, il suo distanziarsi dalle posizioni consolidate del partito comunista, richiama l’attenzione del lettore su un passaggio chiave degli Scritti colorniani che qui vogliamo riportare per intero: “Le ragioni al fondo della scelta dell’impegno politico di Eugenio Colorni – scrive Antonio Tedesco – sono chiare perché <<una pura conoscenza non completata con l’azione sarebbe indicativa o di una comprensione parziale dei contenuti appresi, o di una fatale astrazione fra conoscenza e volontà>>.

Ed è così che proprio in quegli anni di straordinaria creatività e maturazione Colorni approfondisce alcuni concetti teorici fondamentali a partire dallo studio di Croce e poi di Leibnitz ma anche di matematica e di fisica e contemporaneamente fa esperienza politica diventando anche precocemente come il Tedesco ben illustra nel primo capitolo un esperto antifascista, capace di innovare sia nella teoria che nella pratica.

Uno dei pregi maggiori dell’opera di Antonio Tedesco su Colorni è la straordinaria capacità di raccontare una storia di grande impegno politico a partire da un grosso lavoro di ricerca e documentazione e, soprattutto, da citazioni brevi e significative degli Scritti colorniani che ci aiutano a penetrare con facilità i tratti fortemente innovatori del Colorni nel pensiero e nella politica. <<Libertà non è una semplice premessa della vita sociale, ma è la vita sociale stessa. (…) Libertà in un senso concreto e attivo significa socialismo>> (Da Quaderni di Giustizia e Libertà, marzo 1933). Per Colorni Socialismo e Politica sono dunque la stessa cosa e cioè Libertà.

Probabilmente, alcune delle pagine più belle del libro si trovano nel terzo capitolo e più precisamente nel racconto dell’attività di Colorni nel momento in cui assume la responsabilità del Centro Interno Socialista. “La gestione del C.I. durante il periodo guidato da Eugenio funziona – scrive Tedesco”. <<I nostri partiti si sono sempre comportati di fronte alle masse – qui ancora Tedesco passa dal racconto documentale alla citazione colorniana – partendo dal concetto di doverle organizzare secondo le proprie forme e i propri metodi. La spontaneità è sempre stata considerata come un segno al tempo stesso di maturità delle masse e di debolezza del partito. Si sono contrapposte, come due antitesi, azione spontanea e azione organizzativa. Si è pensato troppo poco però che in ogni azione politica delle masse c’è un elemento di organizzazione magari difficilmente afferrabile, ma che è importantissimo per noi farlo conoscere per farlo servire ai nostri scopi. Noi chiamiamo spontanea ogni azione che non sia diretta da un partito. Non ci siamo accorti che la spontaneità è una forma di organizzazione>> (L’articolo “La spontaneità è una forma di organizzazione”, probabilmente uno dei più citati degli articoli politici di Colorni, è apparso sul Nuovo Avanti! il 12 giugno 1937).

Eugenio Colorni verrà arrestato a Trieste l’8 settembre del 1938 e morirà a Roma dopo una straordinaria resistenza intellettuale, politica e militare il 28 maggio 1944 a pochi giorni dalla liberazione dopo essere stato fermato e colpito dai fascisti a Piazza Bologna mentre si recava a un incontro politico-militare antifascista.

Leggere il libro di Tedesco e la vita del partigiano Colorni non è solo rivivere un’epoca lontana e ormai superata della storia italiana del Novecento, è soprattutto ritrovare un punto di riferimento per chi ancora oggi sente il bisogno di una via d’uscita.