Il progetto C.U.O.R.E. (Centri Urbani Operativi per la Riqualificazione Economica) è nato dalla collaborazione tra il Comune di Napoli e il Centro Interdipartimentale di Ricerca UrbanEco dell’Università degli Studi Federico II (il gruppo di ricerca coordinato dal prof. Luca Meldolesi e dalla prof.ssa Liliana Bàculo) come azione di sviluppo locale per promuovere e valorizzare le attività produttive semisommerse e favorire la nascita di nuove iniziative imprenditoriali in quartieri caratterizzati da elevato disagio sociale e forte presenza di criminalità organizzata. Oltre che al potenziamento delle attività produttive, il progetto ha inteso contribuire a migliorare il rapporto tra istituzioni e cittadini.

Il progetto C.U.O.R.E., avviato nel 1998 e durato sino al 2009, si è configurato come un’attività di diagnosi e di intervento in quattro zone di Napoli – area Nord (Secondigliano e San Pietro a Patierno), area Est (Barra e San Giovanni a Teduccio), area Ovest (Soccavo e Bagnoli), area Centro (Avvocata e Stella).

Dall’attività di analisi territoriale, propedeutica all’organizzazione degli interventi, era emerso che la situazione di partenza nella quale il progetto doveva andare ad incidere era caratterizzata da:

  • presenza di un tessuto produttivo diffuso di micro imprese di tipo artigianale, anche di alta qualità;
  • utilizzo di locali spesso non a norma, piccoli, logisticamente poco adatti all’attività produttiva;
  • ampio impiego di lavoro irregolare;
  • bassa capacità gestionale, ma buona capacità produttiva (manualità artigianale);
  • situazione finanziaria confusa e scarsa attitudine all’investimento;
  • scarsa comunicazione e collaborazione tra le imprese;
  • difficile o inesistente rapporto con la Pubblica Amministrazione (sfiducia nei suoi confronti);
  • contesto territoriale estremamente difficile per l’ampia presenza di microcriminalità e controllo del territorio di tipo mafioso.

In funzione dell’analisi territoriale sono stati individuati degli obiettivi principali che il progetto voleva perseguire:

  1. diffondere la cultura della legalità;
  2. stimolare la formazione e la cultura di impresa;
  3. accompagnare le attività imprenditoriali nella pianificazione di un percorso di crescita;
  4. favorire la creazione di reti tra imprese;
  5. avvicinare le istituzioni alle imprese ed alla popolazione locale.

La risposta consueta di tipo istituzionale e politico a problemi come quelli individuati nelle aree oggetto del’intervento C.U.O.R.E. era stata in passato (e ha continuato ad esserlo anche dopo la fine del progetto) l’imposizione di piani di sviluppo dall’alto (magari con finanziamenti di tipo indifferenziato, ‘a pioggia,) o da costruire con improbabili (o inverosimili) forme di partecipazione dal basso. L’esperimento C.U.O.R.E. ha adottato una logica completamente differente, sposando il ‘paradigma personale’ di Hirschman (Hirschman, 1983) secondo il quale il problema del sottosviluppo economico non si risolve individuando la combinazione ottimale di fattori scarsi e imponendola dall’alto secondo rigidi piani, perché questi non potrebbero mai «prevedere e connettere le varie parti dell’intero processo» per il numero infinito di relazioni e per l’incertezza che le caratterizza (Hirschman, 1968). La logica dei C.U.O.R.E. era di partire dall’analisi dei problemi del contesto per intraprendere iniziative in grado di mobilitare risorse e capacità ‘dormienti’. Quindi, l’idea che ha portato alla realizzazione del progetto si fonda sull’assunto hirschmaniano che il sottosviluppo derivi dalla scarsa utilizzazione, o dal cattivo utilizzo, delle risorse esistenti, e che se si riesce a recuperarle, mobilitarle e valorizzarle si possono attivare percorsi di sviluppo. Seguendo questa linea si è adottata una metodologia basata sulla costante interazione degli operatori del progetto con tutti i principali attori territoriali, con particolare riferimento alle imprese e agli altri protagonisti attivi nei quartieri. In particolare sono state create delle unità operative (una per ogni circoscrizione) con attività di analisi, informazione e assistenza, sia presso lo sportello circoscrizionale (aperto due volte la settimana) che presso le aziende. Dallo studio delle statistiche disp0nibili si è costruito un quadro delle specializzazioni produttive dei quartieri. Questo quadro è stato poi arricchito con l’indagine sul campo direttamente presso le aziende attraverso la somministrazione di interviste.

Il processo di interazione descritto si è basato sul rapporto diretto di campo e sulla continua animazione territoriale (volta alla ricerca e alla mobilitazione delle risorse dei territori), ed è stato costruito attraverso le seguenti azioni:

  1. aggiornamento continuo (sia in termini quantitativi – unità locali – che in termini qualitativi -competitività di prodotto, di processo, scelte di marketing… -) delle attività produttive insediate nelle aree per individuare casi di eccellenza, oltre che di media e di bassa produttività, problematiche e bisogni;
  2. monitoraggio delle condizioni del lavoro, per definire le condizioni strutturali dei locali utilizzati per l’attività produttiva, alla luce della normativa in materia, e le caratteristiche dei processi di emersione da favorire;
  3. promozione dell’emersione delle attività manifatturiere e dei lavoratori irregolari;
  4. promozione delle iniziative di collaborazione interaziendale attraverso la costituzione di rapporti cooperativi o consortili istituzionalizzati o legati a specifici eventi e condizioni;
  5. collaborazione con le realtà associative presenti sul territorio organizzando seminari informativi ed incontri;
  6. sviluppo di specifiche strategie di marketing e di potenziamento e crescita delle aziende in base alla conoscenza acquisita delle vocazioni produttive, delle caratteristiche e delle problematiche dei settori;
  7. promozione delle iniziative volte al rafforzamento del rapporto tra imprese ed istituzioni al fine di coniugare al meglio la strategia dei programmi di sviluppo locale con i fabbisogni delle imprese;
  8. agevolazione del coordinamento interistituzionale e della cooperazione tra istituzioni.

Le imprese che hanno avuto un supporto per uscire dall’irregolarità sono state più di 900. Sono state realizzate oltre 2.000 consulenze volte alla creazione d’impresa. Circa 80 aziende sono state spinte, e aiutate, a partecipare a fiere e a microprogetti locali di tipo promozionale. Sono state fornite oltre 4.000 consulenze per lo sviluppo delle imprese esistenti.