(di Rosaria Amantea)

Era difficile, molto difficile, era una vera e propria sfida lavorare in Calabria partendo dai presupposti hirshmaniani del possibilismo, della condivisione, della libertà di azione frutto del pensiero alto e democratico (come ci insegnava il nostro maestro). Cominciammo a lavorare su un progetto ambizioso non solo in termini di contenuto, di modalità e di tempi. C’era qualcosa di veramente nuovo: per la prima volta il sud era al centro di un progetto che comportava uno sguardo diverso, ovvero non attrarre attenzione e risorse in nome di una conclamata situazione di grave arretratezza. No, l’approccio era invertito: era quel territorio svantaggiato che guardava al resto del paese (e anche oltre, grazie al network internazionale che eravamo in grado di intercettare) e stabiliva ‘chi’ e ‘come’ potesse essere chiamato a supportare l’idea e il progetto che si intendeva implementare.

Fu deciso dunque: implementare un progetto formativo proprio in quella terra dove il desiderio principale dei giovani laureati era (ed è) quella di fuggire; l’idea era davvero ambiziosa perché non si trattava di un progetto formativo qualunque; si trattava piuttosto di spostare il ‘cuore’ delle attività formative dal trasferimento di contenuti alla condivisione di un’esperienza, esercitando funzioni di leadership attraverso processi incentrati sulla pratica condivisa e l’esperienza di gruppo. Ma ambiziosa soprattutto perché si tendeva a privilegiare forme di competenza orientate al ‘saper essere’ oltre che al ‘saper fare’, proprio ciò di cui quella terra aveva più disperatamente bisogno. Partendo dunque da un contesto dove l’applicazione dei principi dell’economia dello sviluppo risultava assai stimolante, decidemmo di far partire un vero e proprio laboratorio, assumendo implicitamente il rischio che la mancata realizzazione del progetto avrebbe significato una sconfitta ancora più bruciante considerate le enormi aspettative che si erano scatenate attorno all’idea (a partire da chi l’aveva elaborata!).

FIELD nasceva sotto l’egida del Comitato Nazionale per l’Emersione e con il supporto tecnico-amministrativo del governo Regionale. Nasceva con due ‘anime’: il Progetto Emersione Calabria (PEC) e la Scuola Laboratorio concepita come centro a base innanzitutto regionale ma portava con sé l’idea di creare un network di esperienze nazionali (il Progetto Prima RES in Sicilia) collegate anche ad una rete internazionale (Iacocca Institute della Lehigh University – PA), con un compito principale riferito ‘all’addestramento’ di risorse umane attraverso azioni formative a ciclo integrale (aula-laboratorio-stage).

Gli obiettivi del progetto furono sintetizzati e compresi nello stesso acronimo:

F    come Formazione per accompagnare lo sviluppo regionale attraverso la qualificazione e la valorizzazione delle risorse umane;

I     come Innovazione per anticipare la domanda di professionalità e creare offerta formativa in linea con iniziative di sviluppo locale;

E    come Emersione per il consolidamento delle condizioni di sicurezza e solidità strutturale e cognitiva del sistema delle imprese, verso percorsi duraturi di emersione delle opportunità e potenzialità dei territori.

L    come Locale per la crescita della consapevolezza delle opportunità di sviluppo.

D    come Disegno territoriale per l’affermazione dei valori intrinseci della regione e delle sue risorse, quale progetto di un nuovo e più consapevole assetto culturale.

Ci trovammo così a ragionare insieme a gruppi sempre più numerosi di giovani imprenditori, su come mettere a frutto talenti e iniziative. Interpellammo le imprese che rappresentavano le eccellenze del territorio, e cercammo di incuriosire la classe dirigente e politica su quanto potesse essere produttivo investire nel tessuto economico regionale sostenendo azioni di sviluppo incentrate proprio sulle idee di quei giovani imprenditori. Il primo passo, e quello che diede forse maggiore soddisfazione, fu proprio la creazione del team di lavoro, ispirato al ‘tutto funziona’ non solo se ‘tutti funzionano’ ma anche se ‘tutti hanno condiviso e partecipano al risultato globale del progetto’.

Fu così che il progetto FIELD si guadagnò la triplice definizione (assolutamente meritata) di Strumento Necessario – Strategico – Permanente.

L’essere ‘necessario’ derivava evidentemente dalla osservazione della condizione di base del tessuto imprenditoriale locale. Il progetto risultava infatti decisamente controcorrente avendo messo in risalto l’urgenza di un intervento significativo nella formazione che partisse dagli effettivi bisogni (cosa non tanto ovvia nel panorama dell’offerta formativa calabrese), e soprattutto mettendo in campo un programma fluido, adattabile alle circostanze e alle esigenze specifiche di volta in volta riscontrate.

L’essere ‘strategico’ si concretizzò da una parte nell’approccio che definimmo ‘antropocentrico’ ovvero la ricerca di percorsi personalizzati (cosa che avvenne con regolarità con tutti i nostri studenti) cercando di valorizzare le potenzialità di giovani imprenditori e affiancarli nei processi decisionali ed operativi, per accrescerne le energie e per stimolarli a cogliere le opportunità. Dall’altra creare le condizioni perché unaregione periferica come la Calabria aprisse un dialogo paritetico con altri contesti nazionali e internazionali proprio attraverso l’affermazione dei suoi talenti. Si trattava di portare lo sguardo oltre i confini regionali superando l’atavica condizione di senso inferiorità, rinnegando una storica inclinazione al piagnisteo e all’autocommiserazione.

Sull’essere ‘permanente’ il progetto aveva insita fin da principio l’ambizione di porsi come soggetto irrinunciabilepartendo dall’intento prioritario di approfondire il dibattito culturale, sociale, economico, politico scientifico nella logica della sussidiarietà.

Era dunque doveroso immaginare che rimanesse un punto di riferimento stabile a supporto delle dinamiche di sviluppo regionale al fine di:

-      Supportare il settore pubblico e privato nella definizione di politiche per la valorizzazione e crescita delle risorse umane per la gestione di programmi e progetti di sviluppo;

-      Facilitare il processo di scambio e sviluppo di nuovi strumenti e metodologie a sostegno della crescita delle risorse umane;

-      Condividere, implementare e valutare soluzioni innovative per programmi di sviluppo locale;

-      Fornire un sistema di conoscenze e abilità relative alla gestione aziendale e alla valorizzazione della relazione tra azienda e territorio.

E difatti da Progetto Formativo e di supporto alle politiche di emersione della rete imprenditoriale locale, FIELD realizzò in pochi anni l’idea di soggetto permanente divenendo una Fondazione in house del Governo regionale. Oggi quella Fondazione ha assunto un aspetto (giuridico e di contenuti) diverso dal progetto originario, tuttavia nonostante il percorso variegato di ri-nascite passando attraverso diverse fasi (da Field 1, Field 2, Field 3, oggi Field 4), e a dispetto di circostanze e fattori esterni che sembravano ogni volta decretarne la fine (primo fra tutti l’avvicendarsi dei diversi governi regionali) FIELD ha resistito negli anni.

È pur vero che adeguandosi alle circostanze di volta in volta oggi FIELD può definirsi come soggetto ‘geneticamente modificato’ rispetto all’idea della sua istituzione, ma ciò non smentisce l’efficacia e l’impatto di quell’esperimento: tutti coloro i quali abbiano intercettato quell’esperienza (a vario titolo) hanno subito una ‘contaminazione’ facile a dimostrarsi.

Sicuramente possiamo affermare, a distanza di tempo, che chiunque abbia interagito con quel progetto, a qualunque titolo e con qualsivoglia livello di intensità, ne ricevette inevitabilmente un impulso in termini di energia positiva; forse il luogo Tiriolo (affascinante centro storico dell’entroterra calabrese), forse le persone quel gruppo di visionari disposti a investire al Sud, certamente il desiderio di riscatto, senza mai desistere, senza mai agire d’impulso, senza mai cedere allo sconforto: pazienza, ragionamento e coraggio, questi i nostri principi fondamentali.

Quel che resta infatti è che FIELD ha generato quella che in gergo comunitario abbiamo imparato a chiamare una ‘variabile di rottura’, ovvero una spinta innovativa con numerose conseguenze positive.