di Roberto Celentano

 

Ho lavorato diversi anni al Progetto C.U.O.R.E. (Centri Urbani Operativi per la Riqualificazione Economica), progetto nato nel 1998 e durato sino al 2009 e frutto della collaborazione tra il Comune di Napoli e l’Università degli Studi “Federico II”. Il Progetto si è configurato come un’azione di sviluppo locale in 4 aree della città di Napoli, caratterizzate da elevato disagio sociale e forte presenza di criminalità organizzata, per promuovere e valorizzare le attività produttive presenti, favorire la nascita di nuove iniziative imprenditoriali e migliorare il rapporto tra le istituzioni e le imprese.

Dall’analisi territoriale era emerso che la situazione di partenza nella quale il progetto doveva andare ad incidere era caratterizzata dalla presenza di un tessuto produttivo diffuso di micro imprese di tipo artigianale, anche di alta qualità; dall’utilizzo di locali spesso non a norma, piccoli, logisticamente poco adatti all’attività produttiva; dall’impiego di lavoro irregolare; dalla bassa capacità gestionale; dalla situazione finanziaria confusa e dalla scarsa attitudine all’investimento; dalla difficile collaborazione tra le imprese; dalla sfiducia nei confronti della PA; dalla presenza della microcriminalità e dal controllo del territorio di tipo mafioso.

La logica del Progetto si è basata sull’assunto che il problema del sottosviluppo economico non si risolve individuando la combinazione ottimale di fattori scarsi e imponendola dall’alto secondo rigidi piani. Piuttosto, l’idea è che il sottosviluppo derivi dalla scarsa (o cattiva) utilizzazione delle risorse esistenti (capacità dormienti), e che se si riesce a recuperarle, mobilitarle e valorizzarle si possono attivare percorsi di sviluppo (Hirschman, La strategia dello sviluppo economico).

Sulla base di queste premesse si è deciso di operare attraverso: la creazione di unità operative con attività di analisi, informazione e assistenza; la costante interazione degli operatori del progetto con tutti i principali attori territoriali; le attività sul campo e la continua animazione territoriale; lo spirito di “curiosità sperimentale” per ampliare i limiti di ciò che è o viene percepito come possibile facendo attenzione alle conseguenze in intenzionali; la creatività.

Grazie al Progetto C.U.O.R.E. sono state individuate le situazioni di irregolarità (monitoraggio a vista e interviste alle imprese), sono stati ideati dei percorsi di regolarizzazione personalizzati (contratti di lavoro vantaggiosi per i casi di lavoratori irregolari, accesso ai finanziamenti per imprese completamente irregolari o con irregolarità nei locali sanabili, …). Spesso per favorire i percorsi di emersione si è puntato sulle leggi volte a finanziare gli investimenti per la creazione d’impresa (effetti imprevisti favorevoli).

Le imprese che hanno avuto un supporto per uscire dall’irregolarità sono state più di 900. Per favorire la nascita di nuove imprese si è puntato sull’animazione territoriale, su microprogetti di quartiere, su percorsi di formazione e di creazione d’impresa ad hoc, sui seminari informativi. Sono state fornite circa 2.000 consulenze volte alla creazione d’impresa. Per sostenere e potenziare le attività esistenti è stata fatta una capillare e costante attività di informazione, di analisi delle problematiche specifiche e di accompagnamento alla risoluzione dei problemi. 80 aziende sono state spinte, e sostenute, a partecipare a fiere e a microprogetti locali. Sono state fornite oltre 4.000 consulenze per lo sviluppo delle imprese esistenti. Per favorire la collaborazione tra le imprese è stata realizzata un’analisi delle reti già presenti e delle problematiche relative (reti corte, incentrate sul decentramento produttivo di alcune fasi; lavoranti a domicilio; sostanziale ritrosia alla cooperazione; forte individualismo motivato dalla convinzione della forza delle proprie capacità personali e dalla paura di condividere con gli altri una parte delle proprie conoscenze; tendenza a preferire i legami forti) e si sono stimolati dei percorsi associativi attraverso bandi di finanziamento e manifestazioni di quartiere.

Un tentativo è stato fatto per contrastare il disinteresse e la distrazione istituzionale e lo “slack” pubblico, ossia il “rilassamento” e deterioramento dei rendimenti produttivi della PA. Per invertire la tendenza al rilassamento si è puntato sulla “fatica”, la responsabilità, l’ottica del risultato, la professionalità, lo spirito di servizio al cittadino e si è cercato di attivare negli impiegati comunali un processo virtuoso di imitazione.