(a cura di) Nicoletta Stame e Maria Mezzina

Marco Chiauzzi è dirigente del settore finanziario del Comune di Afragola. Lo abbiamo incontrato nel suo ufficio. Ci ha parlato della sua attività e di come in un comune si riescono ad affrontare, in tempi di spending review, i problemi di normale amministrazione.

Ci può descrivere le funzioni fondamentali che nella sua posizione è chiamato a svolgere?

Io svolgo un’attività di controllo fiscale, amministrativo e contabile su tutti gli atti che hanno a che fare con la spesa. Il mio compito è vigilare che tutta la parte fiscale venga svolta nel rispetto delle leggi, che le spese siano conformi al piano di programmazione del comune e che le procedure siano conformi alla legge. È un controllo, quindi, sulla efficienza, l’efficacia e anche sulla legittimità delle operazioni. In realtà, per questa ragione, ogni volta che si fa una programmazione sono coinvolto anch’io. Come ora che in Comune si sta finendo la programmazione del piano triennale delle opere pubbliche ed è necessario che ci sia la copertura finanziaria. È una programmazione molto importante per la quale abbiamo impegnato un monte ore molto rilevante. Venendo qui avrete certamente visto quanti cantieri sono aperti. Veramente tanti.

Con quali fondi riuscite a programmare tutti questi lavori?

Noi abbiamo una capacità di attrazione di fondi molto forte. Il nostro sindaco, Enzo Nespoli, che è stato anche senatore, ha una forte influenza sia a livello provinciale che regionale. Ma molto dipende dalla capacità dei nostri funzionari e impiegati. Le procedure di programmazione e di gestione pubblica sono molto complesse ed è difficile mettere in campo iniziative e progetti. Noi abbiamo un dirigente di staff, una ragazza molto in gamba, che sta organizzando tutto ciò che riguarda i fondi comunitari. Il finanziamento delle opere pubbliche passa per le sue mani e lei organizza tutti i controlli e tutte le rendicontazioni. Le nostre fonti di finanziamento sono molto diverse: oltre ai fondi europei ci sono finanziamenti regionali, finanziamenti statali e la parte che compete al Comune.

“SPENDING REVIEW”: SPENDERE MEGLIO PER I SERVIZI

Con la stretta finanziaria, avete progettato anche voi, come Comune, una sorta di “spending review”?

Certamente, però noi abbiamo deciso di non tenere nel cassetto i fondi che abbiamo. Tutto ciò che riusciamo a risparmiare è destinato a investimenti. Per esempio, sono anni ormai che sto lavorando ai cosiddetti “residui perenti”: lo Stato a un certo punto ha deciso di riprendere tutti i soldi che non erano stati spesi. Erano sette milioni di euro. Mi sono dato da fare e grazie anche al sindaco alla fine sono tornati indietro. Così è stato possibile finanziare la manutenzione ordinaria e straordinaria del verde e del patrimonio comunale, e i servizi cimiteriali. Questi poi, anche se sembra una cosa macabra, sono essenziali nella economia dei nostri progetti: il cimitero di Afragola, che è storico, è ormai saturo. Con i soldi recuperati abbiamo distribuito loculi, e con la gestione dei loculi riusciamo a finanziare un progetto molto grande, del valore di due milioni di euro. Così l’ampliamento del cimitero diventa un progetto autofinanziato.

Naturalmente non sono solo. I piani finanziari delle opere pubbliche, incluso quello del cimitero che è il nostro fiore all’occhiello, sono studiati e portati avanti insieme.
Con la gestione dei loculi ci finanziamo la costruzione degli stessi loculi invece delle spese correnti.

Con entrate correnti, invece di destinarle al personale e quindi “bruciarle”, finanziamo investimenti con conseguente arricchimento della cittadinanza.

Che autonomia di spesa avete?

Le cose sono cambiate negli ultimi tempi. Prima i fondi a disposizione dei Comuni per il 90% erano trasferimenti dello Stato. Oggi che i trasferimenti sono diventati il 60% circa, la capacità dell’ente di raccogliere risorse proprie è molto cresciuta. Prima funzionava così: il conto corrente del Comune presso la Banca d’Italia era una sorta di cassetto che, quando scendeva sotto un certo limite, solo allora veniva riempito dallo Stato. Così, se alla fine dell’anno i soldi non erano stati spesi, andavano a formare dei residui. Se il Comune non era capace di spendere, i soldi rimanevano bloccati nel cassetto e dopo tre anni ritornavano allo stato come “fondi perenti”. Ad Afragola

però siamo riusciti a recuperarli. Per recuperare soldi siamo intervenuti anche sulle case-famiglia. Le case-famiglia sono cosa molto delicata, perché quando si vanno a toccare i soldi destinati ai bambini disagiati la reazione è tale che ti senti come l’ultimo delinquente sulla terra. E tuttavia la realtà va vista in modo obiettivo perché spesso sono in molti a giocare sulla pelle dei bambini, soprattutto perché su certe cose nessuno va a controllare. Noi avevamo una spesa media di 125 euro a bambino al giorno, un costo eccessivo. Il Comune aveva accumulato un arretrato nei pagamenti fino a 300.000 euro per alcune case-famiglia. Allora è stato deciso di vedere meglio dentro questa spesa. È iniziata da lì la discussione (e il chiarimento). Le case-famiglia rivendicavano il fatto che i bambini erano lì in seguito ad una decisione del giudice minorile. Allora sono andato a parlare direttamente dal giudice minorile per spiegare la situazione del comune e le richieste della case famiglia. Il giudice, una donna straordinaria, è stata subito dalla mia parte invitandomi a stare attento a come venivano spesi i soldi per evitare imbrogli e abusi. Nelle assemblee con le case famiglia, mi assicurò, avrei avuto il suo appoggio. Poi, ho chiamato tutti quanti per stipulare una nuova convenzione e versare per ogni bambino una cifra inferiore, adeguata alle spese effettive, 60 euro al giorno. A chi avesse accettato la nuova convenzione sarebbero stati pagati gli arretrati in blocco fin dal giorno successivo. Quando ho detto che avevo parlato con il giudice, su circa 15 case famiglia una dozzina ha accettato. Così la spesa per le case-famiglia si è ridotta da 2milioni e 536mila euro a 1milione e 350mila euro, con un risparmio annuo di 1milione e 240mila euro circa. Ci sono tuttavia eccezioni: in alcune case-famiglia che ospitano, per esempio, bambini affetti da sindrome down e con un programma psicologico molto particolare paghiamo 120 euro a bambino al mese. I bambini ospiti nelle case-famiglia sono circa 160 e sono sempre gli stessi. Quando entrano e hanno un’età bassa – uno, due, tre o quattro anni – di solito sono adottati; ma se sono adolescenti, con un passato di abusi e, soprattutto, di rapporti conflittuali con la giustizia, non li prende nessuno. Rimangono in casa-famiglia fino a 18 anni, dopo di che vengono espulsi dal meccanismo e… chissà cosa succede. Quindi, quando il bambino ospite supera i 10 anni, rimane a carico del comune fino a 18 anni, con un range di spesa pari a 8/10 anni.

Quando parliamo di “spending review”, la “review” della spesa riguarda i servizi. Come fate a controllare che la qualità dei servizi non peggiori?

Nel caso delle case famiglia, mando i vigili urbani. Ovviamente in borghese e con molta discrezione. In realtà risulta dalle ispezioni che i bambini stanno benissimo: mangiano cibo bio, studiano, hanno lo psicologo tutte le volte che occorre. Certo, una casa-famiglia non è una famiglia, ma da quando la retta è scesa le situazioni non sono peggiorate, che è la cosa che ci preoccupava di più. Cerchiamo però di favorire l’adozione e l’affido. Abbiamo fatto un corso di formazione per 45 famiglie per avviare l’affido e diamo 500 euro al mese per ogni bambino in affido famigliare; che è una situazione migliore perché stanno in una famiglia e non in orfanotrofio. Praticamente, in termini di risparmio, ogni bambino che prima costava al comune 125 euro al giorno, ora costa 60 euro al giorno in casa-famiglia, oppure 6.000 euro l’anno in affido.

Dal punto di vista legislativo e amministrativo ci sono state difficoltà oppure le leggi aiutano?

Ero convinto di trovare difficoltà. Dopo aver parlato con il giudice minorile, mi sono convinto dell’assoluta rispondenza delle nostre procedure alle norme, tanto che il giudice ci porta ad esempio, ogni tanto, e i nostri assistenti sociali sanno che la nuova situazione è assolutamente corretta. In fondo aiuta moltissimo avere un buon rapporto con le altre istituzioni. Ci vuole del tempo e molta fatica, però alla fine ci si riesce. Infatti il giudice, quando la chiamiamo per un’emergenza, è subito disponibile. In questo periodo dobbiamo far fronte al caso di bambini di alcune famiglie che abitano alle “Salicelle” (case popolari di una zona un po’ degradata) che appartengono a famiglie numerosissime, anche 20 figli, che vengono mandati a mendicare, e che, per evitare questo, sono tutti quanti in carico dei servizi sociali.

Lavorate con i servizi sociali del comune oppure con operatori esterni?

Lavoriamo con gli assistenti sociali dell’Ambito, di cui siamo il Comune capofila (nel Distretto Sociale 7 ci sono i Comuni di Afragola, Cardito, Caivano e Crispano). I nostri assistenti sociali lavorano su tutto l’ambito; sono bravi e con l’ASL (ASL NA 2 Nord Distretti Sanitari 44 e 45) si è creato un buon rapporto. Sul territorio ci sono anche strutture private di buon livello. Un signore di Afragola, che ha investito molto sui bambini del Camerun, dove ha costruito un ospedale finanziandolo interamente lui, quando qualche bambino afragolese è veramente in difficoltà si offre di accoglierlo nella sua struttura privata che è di ottimo livello. È a lui che ci rivolgiamo quando ci sono dei casi veramente disperati. Il nostro responsabile della protezione civile è un ortopedico che ha un’impresa con 80 dipendenti che fa forniture per ortopedia (Ortopedia Ruggero): anche lui interviene con materiale, quando occorre.

L’IMPORTANZA DELLE COLLABORAZIONI

Quanto tempo è servito per mettere insieme una rete di collaborazione efficace all’interno e all’esterno del comune?

In realtà la rete non è ancora completa. Ci sto lavorando dal primo momento. Quando c’è una uniformità di intenti riusciamo a collaborare con qualche Comune, altrimenti è difficile.
Abbiamo, invece, un buon rapporto con il Ministero delle Finanze e con la Ragioneria Generale dello Stato. Quando abbiamo dubbi procedurali ci rivolgiamo alla RGS, dove ci sono giovani bravissimi – uno è di Aversa e uno di Formia – che fanno le ispezioni e che sento una volta alla settimana. Tutto è concordato anche con loro. La collaborazione è iniziata in seguito ad una ispezione, quando sono state evidenziate una serie di cose. Spesso queste belle collaborazioni nascono casualmente. Più difficile è la collaborazione con la Prefettura e con la Corte dei conti.

I VANTAGGI DI AVERE I CONTI IN ORDINE

In realtà la nostra è un’amministrazione intelligente: tutti sono molto convinti che, anche da un punto di vista meramente elettorale, un’amministrazione con i conti a posto vale di più di un’amministrazione con i conti in disordine, che fa imbrogli e cose storte dal punto di vista finanziario, e che così facendo riduce anche il consenso acquisito.

Inoltre, si sono resi conto che anche le banche fanno un loro rating informale.
Mi spiego. L‘imprenditore di un’impresa di appalti pubblici che sta facendo un lavoro qua vicino è andato in banca a scontare una fattura. La banca gli ha chiesto se la fattura era emessa per il Comune di Napoli o per quello di Afragola. Poiché era per il Comune di Afragola, il direttore gliel’ha scontata subito. Allora l’imprenditore gli ha chiesto: “Perché? Se fosse stata di Napoli?”. “No, a Napoli non la sconto a nessuno”, è stata la risposta chiara e franca. Allora, certamente, presso le banche godiamo di una certa credibilità. È un vantaggio, perché così l’azienda ad Afragola

ritorna, e quando c’è da fare un’offerta e da abbassare l’offerta di uno o due punti, lo fa perché è sicura che prende i soldi subito. In altri comuni occorre aspettare anni per prendere i soldi, se si prendono. E allora succede che alle gare indette da questi comuni partecipano solo tre aziende, coma al comune di Napoli quando è stata fatta una gara con i Fondi europei. Qui da noi, all’ultima gara per la riqualificazione delle strade hanno partecipato 123 aziende. L’appalto è stato aggiudicato con un ribasso del 64%. Ovviamente ci si poteva aspettare che la ditta avesse risparmiato sui materiali, sulla mano d’opera, sulla sicurezza sul lavoro, o altro. E invece no: il controllo sui materiali impiegati, sui sistemi di costruzione, sul personale utilizzato (tutti avevano il casco!) è stato continuo e stringente. È stato fatto un lavoro fantastico: la strada è rifiorita e i cittadini sono molto contenti. Dove una volta c’erano buche, il selciato era sconnesso, non c’erano marciapiedi e le macchine sfrecciavano pericolosamente, ora la gente va volentieri a passeggio. E poi, in pratica, con il 64% di ribasso sull’asta iniziale con i soldi stanziati per una sola strada siamo riusciti a farne due.

Un ottimo lavoro, che è iniziato da quando?

In verità c’era già una impostazione su questa linea. Io la sto solo spingendo. Dal 2000, quando sono arrivato, fino al 2006 ho lavorato con un dirigente molto bravo che è dovuto partire da molto più indietro di me. È lui che ha sistemato l’ufficio finanziario con tre persone alle entrate che si occupano solo di incassare e di regolarizzare le posizioni irregolari, tre persone alla spesa che sono molto abili e veloci anche nel fare i conguagli e nel fare gli impegni, e una donna veramente in gamba nell’ufficio bilancio. Insomma, un ufficio di tutto rispetto. Anche nel far conoscere i nostri dati contabili stiamo raccogliendo buoni frutti. Perché quando ci si presenta come comune di Afragola, un comune a nord di Napoli, tutti si irrigidiscono un po’ e subito nascono sospetti: camorra, corruzione, parcelle. Poi, invece, quando scoprono che i conti sono veramente a posto e che questa regolarità e chiarezza esiste già da tempo, allora si ammorbidiscono e tutto scorre meglio. Io spero perfino che per la fine del prossimo esercizio finanziario Afragola possa entrare nei parametri che l’anno scorso il Ministero ha previsto per i comuni virtuosi d’Italia. L’unico parametro che ancora ci blocca è quello relativo ai rifiuti perché i Comuni del napoletano hanno difficoltà a incassare la Tarsu, che qui avviene dopo un bel po’ di tempo.

È questo il motivo per cui appena entrati nel palazzo del Comune c’è lo sportello per il pagamento della Tarsu?

Questo sportello è un cambiamento molto importante rispetto al passato. Abbiamo capito che le persone che lavoravano nell’ufficio tributi erano troppo poche perché ci fosse un miglioramento della performance. Così abbiamo aperto uno sportello a parte, affidando con una gara il servizio di riscossione ad una società concessionaria. Ha vinto una società del comune di Cercola. Tutte brave persone, ma, per evitare che la società “fuggisse con la cassa”, per così dire, abbiamo fatto in modo che questa non tocchi un centesimo dei soldi della Tarsu: i versamenti sono fatti su un conto corrente del Comune mentre la società fa tutti gli accertamenti necessari e si occupa della parte amministrativa e burocratica. Il Comune paga regolarmente la concessionaria ogni mese, in tempo, e loro sono contenti. Di questo nostro operare si comincia anche a parlare, perché è una cosa un po’ particolare che non fa quasi nessuno. In realtà, in provincia di Napoli, solo il Comune di Capri è riuscito a rispettare i parametri di virtuosità. Il fatto è che Capri non ha problemi di liquidità perché solo il 20% della popolazione dell’isola che abita nelle vecchie abitazioni sono capresi delle vecchie generazioni. Tutti gli altri sono notai e professionisti di Napoli, di Salerno, di Roma, di Milano, che hanno la villa a Capri e pagano sempre perfettamente in tempo tutto quello che devono pagare.

Ad Afragola, per entrare nell’elenco dei comuni virtuosi manca solo un parametro. Ed io sto lavorando su questo perché ci rientri anche Afragola. Sarebbe, allora, una vera bomba!

Come stanno andando le cose in seguito alla diminuzione dei trasferimenti dallo stato?

Veramente è dal 2000 in poi che le entrate dello Stato sono andate diminuendo costantemente. In realtà io considero questa diminuzione di trasferimenti dal centro come un’occasione perché siamo stati costretti a reperire fondi diversi. Per esempio, mentre prima non riuscivamo a utilizzare le entrate correnti, da quando ci è stata tagliata l’Ici, grazie alla effettiva riorganizzazione che abbiamo fatto, ci stiamo riuscendo. Negli ultimi 5 anni, la nostra autonomia finanziaria è cresciuta dal 40% che avevamo nel 2006, al 60 % di oggi:prima su ogni 100 euro di entrate comunali, 60 erano dello Stato e 40 nostre, oggi è il contrario.

Arrivano meno soldi, ma poi, vanno a guardare in che modo si spendono?

No, non l’hanno mai fatto. La prima volta che hanno tentato di farlo è stato un fiasco. Al Ministero delle Finanze ci sono 2500 dipendenti e poco lavoro. Il ministro Bondi ha pensato di impiegarli a fare le buste paga dei Comuni. Tutto funziona con una convenzione fra ministero e Comuni a cui però hanno aderito solo 67 Comuni. Ad Afragola abbiamo deciso di aspettare che dal Ministero risolvano tutti i problemi,anche gravi (in alcuni casi non sono stati pagati gli stipendi) che ciò ha provocato.

Perché quest’operazione si sarebbe dovuta risolvere in un risparmio per lo Stato?

Perché il dato aggregato di quanto spendono i Comuni, principalmente per l’esternalizzazione di questo servizio, paga dava un costo medio di 28 o 29 euro al mese per busta paga. Un’assoluta esagerazione perché un consulente privato prende per il servizio una media di 7,50 euro per busta paga. Allora il Ministro Bondi ha deciso che le buste paga le avrebbe fatte il Ministero. Era un tentativo di uniformare il costo delle buste paga per tutti e di mettere al lavoro quei 2500 dipendenti. Aderire alla convenzione era un obbligo, ma non c’è mai stato un decreto attuativo né sono previste sanzioni, per cui alla fine l’obbligo viene a cadere. In realtà le cose si sono avviate a scaglioni. Afragola partirà forse dal 1° gennaio 2014 perché c’è ancora un periodo di rodaggio prima che tutto possa funzionare senza problemi. Anche se rimane la possibilità che l’intero processo non si realizzi.

COSTI BASSI DELLA POLITICA

Con la spending review ci sono state conseguenze per i Comuni?

Si. Per esempio è stato fornito un indicatore per la riduzione delle spese per la politica. Noi però abbiamo spese per la politica addirittura risibili: finora il comune ha pagato gli stipendi solo agli assessori e non al sindaco perché era senatore (con un risparmio, così, di 300mila euro, che però non potrà durare perché a queste ultime elezioni politiche non si è presentato). Poi ci sono 30mila euro l’anno per i gruppi: ma è denaro di cui in realtà non c’è bisogno, né finora me lo hanno chiesto. Infatti il primo anno abbiamo comprato 31 guide del valore di 100/150 euro ciascuna – normativa per orientare i consiglieri alla amministrazione del Comune – che abbiamo regalato, di cui però nessuno ha fatto mai uso. L’anno dopo, al posto delle penne che erano state chieste, abbiamo comprato dei computer per fare direttamente in sala consiliare le deliberazioni informatiche. Poi neanche questi soldi sono stati usati perché per collegare i computer servivano dei lavori che ci sono stati invece bloccati dalla Sovrintendenza alle Belle Arti e così con quei soldi abbiamo fatto altro.

In che modo i fondi della politica vengono assegnati? Sono a disposizione dei gruppi perché loro li spendano come meglio credono? Oppure esiste una regola e una discrezionalità del Comune nel finanziare le spese dei gruppi?

I soldi sono a disposizione per le attività dei gruppi consiliari. Il Comune di Afragola non paga le spese di missione. Se poi qualcuno chiede qualcosa, chi giudica della opportunità della spesa è il sindaco che è molto attento e a tutte le spese non strettamente necessarie risponde di no. In realtà i nostri consiglieri raramente si muovono né vanno ai convegni. Solo una volta il Comune ha pagato la partecipazione di un unico consigliere comunale a una manifestazione di ecologia per presentare un nostro progetto: un biglietto di andata e ritorno del treno per Rimini, niente spese di albergo perché è stato in casa di suoi famigliari sul posto.

Quale è la procedura perché le spese dei gruppi consiliari possano essere pagate? Basta che presentino delle fatture?

Assolutamente no. Su queste spese c’è un controllo fortissimo. Debbono andare prima dal dirigente competente – la stessa ragazza che si occupa dei fondi strutturali, che è molto attenta a come vengono spesi i soldi -, dire cosa vogliono fare (sono ammesse spese che favoriscono il Comune in termini sia di immagine, sia di risultati concreti) e convincerla della bontà del progetto. Dopo il rapporto è fra il fornitore e il dirigente. Tutto ciò accade molto raramente e quindi il risparmio su queste spese è proporzionalmente molto consistente. L’anno scorso è accaduto che nulla nemmeno dei 5mila euro a disposizione dei gruppi consiliari è stato speso, mentre gli altri 25mila sono stati usati per sistemare alcune situazioni contabili.

Questa discrezionalità in ambito di bilancio e questa forma di autonomia decisionale su e per che cosa spendere o non spendere è parte del coinvolgimento di questo ufficio e suo personale nella programmazione economica?

In teoria il responsabile è un dirigente degli affari generali e queste decisioni vanno prese insieme ai dirigenti. In realtà, però, abbiamo creato in Comune una squadra molto affiatata. Le decisioni vengono valutate e prese insieme: io fornisco l’input per le decisioni definitive e loro fanno tutti gli atti necessari per portarle a termine in modo efficace e definitivo.

TRASPARENZA NELLA PA

Parliamo di trasparenza. Come state attuando questo principio?

Per ora il nostro sito contiene le cose minimali richieste dalla norma: i curriculum dei dirigenti, le consulenze, le attività del controllo di gestione, i rapporti sindacali e poco altro. Non ci sono i bilanci perché sono documenti molto poco leggibili e perché non c’è ancora l’obbligo di pubblicare sul sito il bilancio comunale. L’obbligo c’è per la pubblicazione su un giornale: noi lo facciamo sempre su un giornale che costa poco e che leggono in pochi.

Si potrebbe però aderire al movimento degli “Open bilanci”.

La società che lavora sugli open bilanci sta lavorando sul sito del Ministero, non sui siti dei Comuni. Il Ministero pubblica in rete i bilanci consuntivi. Si tratta in realtà di dati pubblici che diventeranno pubblici da qui a poco, ma solo in teoria perché saranno forniti in forma aggregata. Noi stiamo lavorando per mettere online tutto ciò che paghiamo, inclusi i pagamenti futuri, e anche il bilancio in maniera leggibile, compresa la relazione al bilancio. Sentiamo la necessità di ottenere una forma di “attestato” di ciò che è stato fatto: per questo ogni settore sta facendo una sorta di relazione consuntiva di cosa ha fatto mostrando dei dati. È, chiaramente, un po’ un gioco elettorale. Non c’è tutto, ci sono i fiori all’occhiello. Però, secondo me, è già un primo approccio in cui c’è un buon margine di verità. E, certamente, non ci sono errori.

CITTADINANZA-COMUNE UN RAPPORTO DA COLTIVARE

La cittadinanza si rende conto di quello che sta succedendo? In che modo risponde?

Su alcune cose la cittadinanza risponde subito, però non c’è in generale una macroidea della città. Questa ce l’hanno in pochi: il sindaco, un consulente architetto, Paride Caputi (un luminare professore di urbanistica molto valido) che insieme al sindaco sta facendo una progettazione urbanistica della città di alto livello, e pochi altri. La massa della popolazione guarda ai singoli progetti. C’è il progetto commerciale. Noi siamo, in realtà, un territorio a vocazione agricola che negli anni si è trasformato in commerciale senza alcuna programmazione perché sono nati alcuni centri commerciali. Sulla base di ciò che c’era abbiamo deciso di utilizzarli un po’ meglio: l’area commerciale tra Ikea e le porte di Napoli. Altro progetto è la riqualificazione delle Salicelle. Qui stiamo ricostruendo tutte le infrastrutture. Abbiamo speso 230mila euro per la caserma dei carabinieri. I vigili urbani andranno all’interno delle Salicelle. Di tutta una serie di strutture decadenti e degradate, una l’abbiamo destinata alla Chiesa cattolica e una agli Evangelici. Stiamo poi alienando tutte le case di proprietà del Comune. Il problema delle Salicelle è che gli abitanti non sentono l’appartenenza territoriale. I bagni nelle case delle Salicelle, invece che rifarli una volta ogni 8/10 anni come è normalmente, li rifacciamo una volta l’anno. Perché? Non è solo perché sono fatti in economia, è soprattutto perché coloro che vi abitano non sentono l’abitazione come cosa loro e, quindi, la maltrattano. L’operazione di alienazione che stiamo facendo serve anche ad inculcare nella gente il senso di appartenenza al territorio. Al momento abbiamo fatto un primo bando di 300 abitazioni circa a cui hanno risposto in 200. Il prezzo varia fra i 15mila e 36mila euro, a seconda se hanno pagato oppure no: coloro che hanno pagato l’affitto tutti gli anni ottengono sul prezzo uno sconto pari agli ultimi cinque anni. Quelli che non hanno pagato, no. Così, da un lato recuperiamo gli affitti, da un altro vendiamo loro l’abitazione. Naturalmente la vendita è riservata ai residenti con titolo: sui 1296 alloggi che ci sono circa un migliaio sono occupati con titolo, poco più di 200 lo sono senza titolo, e più di una cinquantina sono situazioni ambigue (una quantità comunque fisiologica). I 200 che occupano senza titolo le abitazioni saranno destinatari di sfratto. Abbiamo iniziato poco più di un anno fa con gli sfratti, ma abbiamo dovuto smettere perché c’è sta una vera e propria rivolta con lanci di bottiglie molotov e la Prefettura ha bloccato gli sgomberi. Le case che sono in strutture migliori non presentano situazioni di abusivismo. L’abusivismo è più accentuato negli edifici un po’ più fatiscenti. Si tratta comunque di un tentativo importante per la riqualificazione e il risanamento della zona, la nostra ultima spiaggia, su cui puntiamo molto.

Quali sono i problemi più grossi che avete affrontato in questo quartiere?

Il fatto è che, come tutte le 219 [L 14/05/1981 n.219 CALAMITÀ (in Suppl. ordinario alla Gazz. Uff., n.134, del 18 maggio). - Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 marzo 1981, n.75, recante ulteriori interventi in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del novembre 1980 e del febbraio 1981. Provvedimenti organici per la ricostruzione e lo sviluppo dei territori colpiti n.d.r.], le Salicelle è un quartiere dormitorio. Non sono previste attività commerciali; ci sono attrezzature, un campo di rugby, la posta; ci sono gli Evangelici, c’è un centro di aggregazione, però non c’è una vera vita. Non c’è gente poverissima, ma certamente ci sono attività illegali; quelle visibili, grazie anche al comando dei vigili, le abbiamo smantellate tutte.

ATTIVITÀ PRODUTTIVE E SVILUPPO DELLA CITTÀ

LA PROGETTAZIONE URBANISTICA

Quali sono le principali attività produttive del Comune? Esistono ancora attività artigianali tradizionali di Napoli come sartoria e calzaturiere?

Ad Afragola l’attività artigianale è di livello più basso perché non ha potuto svilupparsi: nel centro storico, dove anticamente era il cuore dell’attività produttiva, i locali sono troppo piccoli, 30 o 40 metri quadrati. Fra gli artigiani abbiamo due falegnami nella zona del cimitero, che fanno le casse da morto anche per il cimitero di Napoli, ma non hanno lo spazio necessario per potersi espandere altrimenti sarebbero in grado di farlo, e notevolmente. Ci sono due artigiani che fanno gomme per le macchine, anche loro continuamente alle prese con autorizzazioni perché non sono a norma, sempre per mancanza di spazio. Tutte le situazioni sono regolari, però ci sono continuamente problemi da risovere. Quando faremo la PIP [Piano di Insediamento Produttivo n.d.r.] e potranno prendere un capannone adeguato e a norma potranno finalmente correre: infatti ognuno di loro ha figli che fanno l’attività del padre, e tutti naturalmente, come tutti i genitori, hanno l’obiettivo di regolarizzare i figli e preparare loro una vita migliore.

Spostando fuori città le attività artigianali che hanno segnato la storia economica della città non c’è il pericolo di cancellare tradizioni e contatti umani e culturali importanti per la comunità?

No. A questo proposito è stato fatto uno studio. È risultato che il vecchio centro storico di Afragola, che è degradato, è stato abbandonato dai cittadini ed è invece occupato abusivamente da extracomunitari.
Gli afragolesi hanno costruito e abitano intorno al centro antico e i punti commerciali sono tutti all’esterno del centro antico. Le case antiche o abbandonate occupate hanno delle corti enormi. Su queste abbiamo un progetto per utilizzare i fondi europei (sono 35 milioni di euro del PIÙ EUROPA): abbattendo un palazzo su quattro il centro antico diventa una villa comunale grande più o meno come quella di Napoli. Dalla aerofotogrammetria si vedono grandi aree di verde che possono essere unite semplicemente abbattendo un po’ di ostacoli. Messe tutte insieme queste aree diventano una cosa spettacolare: estesi spazi verdi con piante antiche anche millenarie.

Chi si occupa della progettazione urbanistica?

Il Prof. Caputi. È lui che ha studiato il progetto urbanistico. Il tentativo è che, una volta create le condizioni previste nel piano regolatore, potremmo partecipare a un progetto della Regione che dà contributi a chiunque restauri un palazzo del centro antico. È un progetto a cui non ancora abbiamo avuto modo di partecipare. Quindi, tra PIU’Europa (35 milioni di euro) e quest’idea progettuale, di cui però non c’è ancora nulla, immaginiamo di ristrutturare anche il centro antico. Così il nostro, da “centro vecchio” diventerebbe “centro antico”, con bar e ristoranti.

Le attività commerciali e quelle artigianali non favoriscono uno sviluppo del centro, ma solo la presenza di extracomunitari. Questo perché il falegname che lavora in centro fa polvere, fa rumore, dà fastidio e non favorisce chi gli abita affianco, che così non intende ristrutturare la sua casa e preferisce andarsene lasciandola decadere. È un vero problema. Ci sono stati perfino dei crolli in cui l’anno scorso sono morte delle persone. Invece, lo spazio rinchiuso dentro queste case fatiscenti, da qui alle Salicelle, che si vede dalla aerofotogrammetria è impressionante: è uno spazio a verde enorme.

Entrando in città si è immersi in uno “spettacolo” che ha un certo fascino antico, fatto di vicoli e prospettive di fuga. È stata studiata qualche forma di mantenimento di questa caratteristica del centro storico?

In realtà quello che c’è e un po’ casuale. Il piano regolatore di Afragola risale al 1975. Dal dopoguerra fino al ’75 è stato il caos: chi costruiva si faceva la casa come voleva, dove voleva, della forma che voleva, del colore che voleva, con giardino, con la piscina. Nel 2003, quando abbiamo fatto il condono, in realtà abbiamo acquisito al patrimonio del comune di Afragola 1800 immobili, che non sono pochi.

C’è collaborazione in Comune per tutto questo lavoro che state facendo?

In realtà è il sindaco quello che spinge più di tutti a fare. Ha idee importanti e chiare. È medico ma ha una buona capacità di programmazione. Vede un po’ più avanti ed ha la capacità di trasformare in atti concreti le idee, un po’ remote ma in realtà realizzabili nel futuro. Ora che no è più senatore ha promesso di venire tutti i giorni e dare a ciascuno i compiti per tutto quello che si deve fare. Nel corso del tempo abbiamo costruito una squadra di dirigenti molto affiatata per cui, una volta ricevuti gli input, tutta la squadra è in grado di andare avanti da sola.

UN LAVORO PA A TEMPO PIENO E INDETERMINATO

Con che tipo di contratto lavorate? Siete tutti vincitori di concorso?

Io, l’ingegnere capo, un dirigente dell’avvocatura e un dirigente degli affari generali siamo vincitori di concorso. Un dirigente all’ambiente è a tempo indeterminato. Il comandante dei vigili è a tempo determinato.

Non ci sono nello staff persone con contratto a tempo indeterminato che lavorano meno e peggio di persone a contratto che lavorano meglio? È, questa, una questione molto discussa tra i dirigenti generali.

Da noi tutti i migliori sono stati stabilizzati in qualche modo dal 2008 in poi. I concorsi per le posizioni a tempo indeterminato sono stati fatti nel 2010/2011. Solo per il comandante non è possibile fare il concorso perché il comandante a tempo indeterminato titolare è in comando presso il Ministero delle Finanze e siamo in attesa che si trasferisca definitivamente lì. Fino ad allora non è possibile fare il concorso. In realtà non abbiamo situazioni di precariato. Se poi vogliamo parlare di funzionari “burocrati” che possono inceppare il lavoro della amministrazione, ce n’è solo uno che ostacola: ogni tanto scrive alla Corte dei conti; la Corte dei conti interviene, vede che non c’è nulla di preoccupante e tutto finisce lì. Ma anche questo non è un problema: andrà presto in pensione.

Qual’è l’età media dei dirigenti? E come sono i rapporti fra voi?

L’età media è giovane, direi. Io ho 42 anni, il Comandante 45, la Dottoressa… 42, la dirigente … ha 36 anni, la dirigente agli affari generali non ne ha 50. È una bella squadra di tutti giovani. Il vice sindaco, che è anche assessore, ha 40 anni.
Quanto ai rapporti, c’è ovviamente con il sindaco un rapporto molto stretto che va ben oltre i limiti della personalità di ciascuno, perché ne va di mezzo il nostro lavoro e soprattutto la città. Con l’assessore alle finanze, è mio coetaneo e anche lui è commercialista, abbiamo un’esperienza comune: conosce bene la zona e ha una tradizione politica molto forte. Il vicesindaco è giovane, è molto vicino, è un professore di italiano di scuole superiori. Riusciamo a fare squadra molto facilmente.

CORTE DEI CONTI E VALUTAZIONE

C’è stato un accenno ad una difficoltà di rapporti tra il settore finanziario e la Corte dei conti. Di cosa si tratta?

In realtà, abbiamo un rapporto molto conflittuale con i nostri revisori. Noi abbiamo un fondo cassa di 15 milioni di euro: questo lo abbiamo saputo dalla Corte di Conti, loro non l’hanno mai scritto. Noi non abbiamo debiti con i nostri fornitori, ma loro non lo hanno mai detto.
Questo rapporto conflittuale con i revisori comporta che la Corte dei conti sta un attimo attenta. Di solito la Corte dei conti ha rapporti principalmente con i revisori. Così abbiamo dovuto spiegare in passato, e adesso dobbiamo spiegare un’altra volta alla Corte dei conti perché c’è discrepanza fra il nostro operare, che è corretto, e la valutazione negativa che i revisori danno al nostro bilancio. E ogni volta rispondiamo a ogni cosa in maniera puntuale. Noi siamo l’unico comune che fa un bilancio interamente basato sulla spesa in conto capitale, ma loro danno parere negativo perché, dicono, “non capiamo bene la spesa…”. Dicono che facciamo le cose in maniera sbagliata; noi dimostriamo in maniera puntuale che non è vero, ma continuano a fare pareri negativi a pioggia.

Come sono stati nominati?

Sono stati nominati dal consiglio comunale, ma ci sono stati contrasti con chi li ha eletti, per ragioni diverse ed estranee al comune. L’anno scorso siamo stati costretti a confutare punto per punto una loro pronuncia di irregolarità, che poi loro stessi hanno archiviato dicendo che avevamo ragione. Quest’anno la Corte dei conti ci scrive che: «gli ultimi due anni di bilanci del Comune [...] nonostante il parere negativo dei revisori che hanno evidenziato dodici punti di infrazione (!?) [...] presentano sostanzialmente una contabilità equilibrata. [...] E presentano 15 milioni di euro di fondo cassa». I revisori questo non ce l’hanno mai detto. Io ho dovuto rispondere alla Corte dei conti in modo molto dettagliato contestando punto per punto tutte le loro obiezioni.

Ora, però, la norma è cambiata: è previsto il sorteggio da parte della prefettura. C’è infatti la necessità che i revisori siano persone “terze”.

Che tipo di controllo fa la Corte dei conti? È solo controllo di legittimità?

Si tratta di controllo di gestione, com’era il Co.re.co. una volta. Aiutano a gestire meglio: il loro deve essere un “controllo collaborativo”. E questo, quando è fatto bene, può essere anche un vantaggio. Diversa è la procura: loro evidenziano ciò che non va e fanno i processi. Però, quando passeremo a una contabilità di partita doppia, come una contabilità d’azienda, non ci sarà più bisogno di una Corte dei Conti e tutti i magistrati che ora lavorano lì e che sono tanti, andrebbero a fare i processi civili, amministrativi e penali. E già questa sarebbe una bella riforma della giustizia.

Che ruolo svolge in Comune il nucleo di valutazione?

Dipende. Se il nucleo di valutazione è fatto di gente competente allora il lavoro è di spessore. Noi abbiamo un buon nucleo di valutazione che ha molta fiducia in me e in un’altra persona che fa gestione e sviluppo di software relativo a controllo di gestione. Da noi il nucleo di valutazione, oltre alla valutazione dei dirigenti fa anche controllo di gestione e si occupa della tecnostruttura. Ora stiamo lavorando sui nostri indicatori: dalla sperimentazione che abbiamo fatto risulta che alcuni indicatori sono inutili: per esempio, per il servizio finanziario, abbiamo collegato la performance al numero di mandati; non è così perché le cose non peggiorano diminuendo il numero di mandati a parità di servizi. Invece, un dato molto significativo è la spesa del personale sulla spesa corrente, perché ci dà il segno della razionalizzazione che stiamo facendo con il personale: E questa sì che è una cosa importante. Quindi, per ora (la sperimentazione va avanti da un anno) andiamo un po’ a tentoni e un po’ in base alla nostra conoscenza dell’amministrazione. Ma sono sicuro tra un paio d’anni ci saranno indicatori di produttività molto più appropriati.

In realtà l’indicatore dovrebbe essere legato non a quello che si sta già facendo ma a come si può migliorare.

Si, nei Comuni il problema principale è l’incidenza dell’amministrazione sui costi. E, per quanto sia un tema delicato perché ha a che vedere col personale, su questo il nucleo fa una valutazione oggettiva. Se le opere sono state fatte al 30% e hai speso il 30%, non ci sta niente da fare. Non credo però che esista un indicatore perfetto: il nucleo, nella sua valutazione specifica, opera come previsto anche dalla legge, con una contemperazione di indicatori. Questa è una discussione che facciamo sempre con i segretari generali, perché loro ritengono che nei criteri di valutazione non debbano esserci obiettivi di consolidamento. In realtà, mentre l’ingegnere ha tutti obiettivi di sviluppo perché il ponte sullo stretto lo fa l’ingegnere, nel settore finanziario quando si va a fare un obiettivo sul bilancio, questo non è un obiettivo di sviluppo, è un obiettivo di consolidamento.

 

Però, se lo scopo è la diminuzione della spesa, anche questo è sviluppo …

E qui sta il problema. I segretari dicono di no, che nella valutazione dell’ufficio vanno inclusi solo gli obiettivi di sviluppo. Noi in vece abbiamo dimostrato che gli obiettivi di consolidamento si possono mettere perché anche con questi si può migliorare. Anzi, sono proprio gli obiettivi di consolidamento che mostrano più degli altri come sta migliorando l’amministrazione: perché il ponte sullo stretto lo fa lo studio svizzero, mentre qui, invece, è la struttura che fa determinate cose, e che quest’anno la fa meglio dell’anno scorso.

Come è costituito il nucleo di valutazione e perché non l’OIV [Organismo Indipendente di Valutazione della performance n.d.r.]?

Ci sono il Presidente, che è il segretario generale della Camera di Commercio di Napoli, c’è un funzionario della prefettura di Napoli e un avvocato civilista. Sono persone scelte direttamente dal Comune. Prima di loro c’era il segretario generale della provincia di Salerno, il sindaco di Baronissi e il direttore generale dell’Eap [Ente Assistenza Dipendenti n.d.r.]. Sono stati sostituiti perché a causa dei loro molti incarichi non riuscivano mai a venire. Nel nuovo nucleo soprattutto i più giovani stanno venendo e insieme stiamo facendo il piano della performance, stiamo sistemando tutto il controllo di gestione, e stiamo immaginando delle griglie di verifica per il controllo di gestione.

Quanto all’OIV, potevamo scegliere se fare l’OIV o nucleo di valutazione. Abbiamo ritenuto di mantenere il Nucleo di valutazione per i requisiti personali dei suoi membri.