Cari amici,

è fatta!

Nicoletta ed io, con il valido apporto tecnico-artistico di Gennaro Di Cello, Francesco Passanti e Vincenzo Morello (più quello di Tommaso Di Nardo per www.effeddi.it) siamo riusciti a condurre a termine la complessa operazione sito dell’Istituto internazionale Colorni-Hirschman (www.colornihirschman.org) che contiene al suo interno il primo numero di un corposo dossier-rivista dal titolo Long is the Journey.
Tra le tante questioni che abbiamo dovuto affrontare, ne scelgo due.
Prima: la scomparsa di Clifford Geertz e poi di Sarah e di Albert Hirschman ha sguarnito (in modo, a quanto pare, irreparabile) la School of Social Science per giovani professori universitari del’Institute di Princeton (NJ) che aveva funzionato per oltre trent’anni. Nonostante i limiti evidenti delle nostre possibilità, abbiamo ritenuto che fosse indispensabile reagire; anche per evitare la dispersione di un capitale intellettuale importante – senza il quale persino il nostro piccolo “giro” non avrebbe potuto sbocciare.
Seconda questione: nelle scienze sociali (più che altrove) l’Italia funziona come una sorta di laghetto secondario, appartato rispetto alle luci della ribalta, a cui dall’esterno si ricorre solo quando si ritiene che non convenga cimentarsi direttamente sul mercato mondiale. Soprattutto per colpa nostra, tendiamo a vivere al di fuori di quest’ultimo, in una sorta di laboratorio sperimentale (quando va bene, naturalmente).
Sic stantibus rebus, non dovevamo, a nostro avviso, perder l’occasione di affacciarci al mondo, come collettivo – tramite un sito ed un dossier in inglese, che pur partendo da casa nostra, avesse l’ambizione di parlare francamente all’alta cultura, soprattutto a quella hirschmaniana e geertziana, dell’intero pianeta.
Da qui cento attenzioni necessarie per interessare e per farci capire. Da qui la struttura di questo primo numero del nostro dossier-rivista che pone in primo piano la vita e l’opera di Eugenio Colorni, di cui finora, in giro per il mondo, se n’è sentito soltanto parlare (dal momento che… non è stato tradotto). Inoltre, il nostro dossier sottolinea l’importanza di Proposal for a European Monetary Authority, 1949: un saggio ancora inedito in inglese (ma non in italiano) dell’allora 24enne Albert Hirschman antesignano (e quasi profetico) di ciò che oggi è la BCE. Presenta, ancora, la School of Social Science; e sostiene la necessità di approfondire il lavoro di Clifford Geertz. Avvia un ragionamento sull’esperienza di Gente Y Cuentos di Sarah Hirschman. E giunge infine (brevemente) dalle nostre parti.
E’ un assaggio soltanto (del passato e del presente). Perché un lavoro come il nostro non esiste altrove (e sarebbe sbagliato “soffocare” l’eventuale lettore con troppe nozioni). E perché speriamo che invece, a tal proposito, “l’appetito venga mangiando”…
Conclusione: il 2015 è stato un anno d’avvio dell’Istituto Colorni-Hirschman. Questo sito cum dossier ci consentirà di rilanciarlo nel 2016: all’estero e quindi (colornianamente) anche all’interno. L’obiettivo è di guadagnarci per gradi l’ossigeno necessario per offrire alle numerosissime iniziative nostre e dei nostri amici una prospettiva di lavoro più robusta, convincente e senza frontiere: per il Sud, per l’Italia, per l’Europa, per l’Italicità, per “tutti quanti”.
Lunga è la strada stretta è la via, cari amici: dite la vostra ch’ho detto la mia.

Con tanti cari auguri!
Luca Meldolesi (con Nicoletta Stame)

http://colornihirschman.org