Acquappesa ospita i 24 partecipanti del progetto supportato dall’Unione Europea “Leaders For The Future”.

Dal 1 all’8 giugno 2019 nella cornice di Acquappesa, in provincia di Cosenza, si è tenuto un progetto europeo nell’ambito del programma Erasmus Plus, realizzato dall’Associazione Neverland Europdi Cosenza.
Le associazioni di diversi paesi europei, coordinate dall’organizzatrice del progetto Anna De Caro, si sono occupate della scelta dei partecipanti, che da 8 diversi paesi dell’Unione Europea hanno inviato la loro candidatura. Il risultato di questa scelta sono 24 ragazzi (e non solo), provenienti da Italia, Bulgaria, Lituania, Spagna, Romania, Croazia, Polonia, Turchia, i quali hanno dato vita a uno scambio interculturale finalizzato a mettere in pratica una caratteristica imprescindibile per il loro futuro lavorativo: la leadership.
Il partecipante più giovane ha 21 anni, il più anziano ne ha 78. Che cosa hanno da spartire un uomo alla soglia degli 80 anni con un ragazzo al secondo anno di università? Molto, soprattutto quando per vari giorni, scambiandosi esperienza e know how, l’ottantenne impara a comunicare efficacemente con i linguaggi tecnologici, e il ventenne si fa un’idea di cosa voglia dire gestire un’azienda.
Oltre a una fiera di esperienze e di idee, c’è un altro fil rouge che unisce i paesi partecipanti al progetto; è una caratteristica ben visibile, anche se ultimamente rimane oscurata dagli stereotipi: gli uomini e le donne di questi otto diversi paesi, hanno in comune il fatto di essere Europei.
Conseguente al periodo delle elezioni, il progetto Leaders For The Future sembra cadere a puntino per ricordare come la politica possa uscire dalle aule parlamentari di Bruxelles e trasformarsi in un’occasione di dialogo e condivisione concreta.
In sette i giorni i partecipanti, guidati da una trainer, hanno sviluppato il loro senso di leadership e le loro competenze organizzative e relazionali con dei metodi di educazione informale.
Divisi in gruppi, hanno organizzato una lezione ad hoc per i ragazzi dell’Istituto Tecnico per il Turismo di Acquappesa, sono stati inseriti nel contesto locale, svolgendo attività a contatto con la natura in cui alla base giocano intuito e strategia. Hanno organizzato eventi interculturali e hanno creato una connessione a doppio senso di marcia con i nativi di Acquappesa, entusiasti di condividere del tempo con loro. L’obiettivo è chiaro: alimentare il senso di identità europea, promuovere il sorpasso di ogni confine culturale e sociale, mettere in pratica i diritti umani e il rispetto dell’ambiente. Insomma, si scommette sul cosiddetto metodo Learning by Doing, ovvero “imparare facendo”, questa la linea guida alla base del sistema Erasmus Plus. Perché oggi come oggi, l’Erasmus non è più solo la fase in cui gli studenti arricchiscono il loro percorso universitario con un semestre di studi all’estero. Sono tanti i progetti derivati e le declinazioni che intendono favorire la crescita e la formazione dei giovani e meno giovani, molti di questi sono delle full immersion e possono durare anche una o due settimane. Nello specifico, Erasmus Plus è il programma dell’Unione europea per l’Istruzione, la Formazione, la Gioventù e lo Sport 2014-2020, approvato dal Parlamento europeo nel 2013. Il bilancio di 14,7 miliardi di euro dell’ultima programmazione, rappresenta un aumento del 40% rispetto alla programmazione precedente. La crescita professionale e personale, è quindi possibile ed è finanziata. Sarebbe un peccato non saperlo, soprattutto, per tutti coloro che hanno bisogno di formazione e di lavoro, e che restano a guardare quando invece potrebbero cominciare a disegnare il proprio futuro. In questa settimana, l’organizzazione Neverland Europe ha preso la matita e ha iniziato a disegnare, così in un pittoresco paesino sul mare della Calabria, il progetto Leaders For The future si è trasformato in un’allegoria di una piccola Europa funzionante e riconosciuta, un piccolo esempio di democrazia e rappresentanza, di relazioni internazionali e arricchimento reciproco. Alla fine di questo percorso, per ognuno dei partecipanti, la leadership non è più solo una parola, ma diventa un metodo da mettere in pratica. E se un ragazzo bulgaro, polacco o turco, può insegnare inglese a un ragazzo italiano di quindici anni che non ha mai messo un piede fuori dalla sua città, facendolo riflettere e stimolandolo a pensare al suo futuro, allora questo progetto, e tanti come questo, non sembrano più così piccoli. È meglio dire che nel loro piccolo, diventano portatori di grandezza, e ci fanno sperare che forse, anche se per queste elezioni è andata così, la generazione successiva, avrà un cuore più Europeo.