Pratiche possibiliste copertina

Vincenzo Marino e Nicoletta Stame (a cura di), Pratiche Possibiliste, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2020

Questo volume raccoglie una ventina di testi di varia origine che riguardano esperienze pratiche di persone che si riferiscono a “Federalismo democratico” e all’Istituto Colorni-Hirschman. E sono pratiche “possibiliste” perché nel loro svolgersi questi protagonisti – imprenditori, cooperatori, amministratori pubblici, dirigenti, consulenti – hanno reinventato e reinterpretato alcuni elementi fondamentali della prospettiva possibilista, elaborata da Colorni e Hirschman, e appresa nell’insegnamento di Luca Meldolesi e Nicoletta Stame.

L’attenzione del libro è focalizzata sul come quegli elementi sono via via fatti vivere nella pratica, in situazioni nuove, in cui ciascuno ha dovuto fare appello alle proprie convinzioni (ridurre lo slack, allargare le alternative, trasformare le difficoltà in opportunità, aver fiducia nelle persone) e al tempo stesso combattere con sé stesso (alzare l’asticella, superare il senso di inadeguatezza di fronte alle difficoltà, ma anche essere modesti).

Da questo modo di fare emergono lezioni sorprendenti. Intanto, che tutto questo avviene in un Sud che sa riconoscere i propri problemi e affrontarli in modo costruttivo, senza cadere nell’autodenigrazione, o peggio nella richiesta di assistenzialismo, ma teso a un risultato di effettivo cambiamento: sia quando si tratta di problematiche territoriali tipiche del Sud (le cooperative che gestiscono i beni confiscati; il lavoro nei quartieri del centro storico di Napoli) sia quando si affrontano temi generali (l’imprenditorialità, l’innovazione) sapendo di dover far fronte a condizioni più svantaggiate: in tutti i casi raddoppiando lo sforzo e offrendo esempi del raggiungimento di risultati validi per tutti. Passare dalla “fracasomania” alla capacità di ragionare anche sugli insuccessi per trovare vie alternative di sviluppo.

Sembra quasi che partire da situazioni più difficili abbia spinto questi “possibilisti pratici” a uno sforzo più approfondito per capire come modificare comportamenti accomodanti radicati ovunque: all’interno delle amministrazioni pubbliche, nelle imprese, nei rapporti interpersonali.

Questo porta anche a reinterpretare il proprio ruolo professionale, sia di chi si comporta diversamente da come tale ruolo è normalmente agito (l’imprenditore “disequilibratore seriale”, la valutatrice che parte dai territori e non dai finanziatori dei programmi), sia a inventarsi una nuova professione: il “manager di prossimità”, la “commercialista di strada”. Oppure ad avere il coraggio di andare contro la più ovvia “soluzione tecnica” e prendere decisioni favorevoli ai territori e ai soggetti amministrati.

Si tratta di un punto di arrivo di tante esperienze condotte separatamente, seppure attraversate da un filo comune, e che lasciano preludere a una riflessione più matura sui possibili sviluppi di questo lavoro a partire dal Sud.