di Giovanna Sambataro

“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”: così è sentenziato nel Gattopardo e Giuseppe Tomasi di Lampedusa lo sa bene, in Sicilia il cambiamento non è ben accetto, non è ritenuto possibile. Tutto deve rimanere com’è e il cambiamento non deve mai essere reale, ma solo una maschera di pirandelliana memoria per nascondere una realtà statica, immutevole, quasi arrendevole davanti ad un qualcosa che è stato sempre così e sempre lo sarà.
E se, invece, tutto questo fosse possibile cambiarlo? Non l’effimero cambiamento auspicato dal Principe di Salina, bensì un cambiamento vero, radicale, quello che quasi fa paura ma che arricchisce e apre nuovi orizzonti.
Questo vuole essere il nostro obiettivo: il cambiamento. Quello vero, si intende. Quello possibile e non solo probabile.
Finito il liceo abbiamo mosso i nostri primi passi all’università, speranzosi di trovare un ambiente culturale vivo e dinamico ma, molto presto, le nostre aspettative sono state deluse. Ci siamo trovati di fronte ad una realtà universitaria statica, spenta, succube di un sistema vecchio e ingessato, che va avanti per inerzia e sterile nozionismo.
Finché non abbiamo conosciuto Francesco Messina, che ci ha introdotti al mondo del possibile firmato Colorni-Hirschman, conscio del profondo gap tra il mondo accademico e quello delle imprese. Dopo una ragionata riflessione, abbiamo deciso di metterci in gioco non solo per acquisire nuove competenze ma anche per apportare una ventata di cambiamento nel nostro territorio.
La visione hirschmaniana, unitamente alla nostra voglia di fare, saranno i driver del processo di empowerment che – si spera- verrà diffuso in qualsiasi realtà universitaria, istituzionale e aziendale della nostra amata Sicilia. Difatti, abbiamo riconosciuto l’esigenza di colmare il gap tra università e mondo aziendale le cui radici affondano nella presenza di varie asimmetrie che rendono quasi impossibile l’incontro tra la domanda di figure professionali sempre più specializzate da parte delle imprese e l’offerta da parte dei neolaureati che pecca non soltanto di competenze specifiche, ma, cosa ancor più grave, di esperienze “pratiche”.
Orbene, la nostra sfida risulta evidente: creare le condizioni per colmare tale lacuna attraverso il potenziamento delle nostre competenze e conoscenze affinché il nostro singolo contributo possa essere messo a sistema con l’obiettivo ultimo di favorire il processo di convergenza degli interessi “sfruttando” il paradigma hirschmaniano del “probabile che diviene possibile”.
E allora il cambiamento non sarà solo più un’astratta probabilità, ma una possibilità concreta, reale, profonda; in barba al Principe di Salina.