di Aniello Ascolese

La Conferenza Italiana sull’eredità di Albert Hirschman (Napoli, 10 e 11 maggio 2019) sta diventando un momento importante per tutti noi e in modo particolare per me e per questa esperienza che sto seguendo da oltre due anni che si chiama Il Miglio Santo.
Il Miglio Santo è un progetto di sviluppo economico locale sul turismo religioso nella cittadina di Pagani (comune della provincia di Salerno di circa 35.000 abitanti). A Pagani il culto legato a delle figure di Santi e le feste di origine cattolica attraggono in alcune giornate oltre 50.000 persone.
Seguendo le indicazioni di Luca Meldolesi, quando è venuto la prima volta a Pagani, mi sono accorto che si stanno creando intorno a questa semplice idea di turismo religioso le basi per un processo di sviluppo locale. Da due anni, e cioè da quando è iniziata questa esperienza, sulla base del possibilismo Hirschmaniano ho notato l’esistenza di una relazione fra la concezione dello sviluppo economico locale e la possibilità di agire sugli agenti sociali attraverso la buona pratica, l’esperienza, il confronto dialettico e democratico, e cercando di rimuovere tutte le gabbie concettuali ostacolo allo sviluppo del territorio. In questo modo si stanno aprendo nuove possibilità di intervento sulle dinamiche economiche del territorio e sul confronto – democratico – politico e amministrativo. Cercando di seguire gli espedienti di Hirschman per sfuggire a ‘costrutti-gabbia’ che propongono ostacoli assoluti, sequenze obbligate o dilemmi immaginari ho iniziato questa avventura a piccoli passi, senza farmi influenzare da offerte di futuri progetti mastodontici o da connubi amministrativi-politici. Con questa logica ho dato importanza ai lavori da svolgere e alla costruzione di relazioni mettendo in un comitato tutti gli attori protagonisti o possibili protagonisti del processo di sviluppo: diocesi, santuari, amministrazione comunale, associazioni locali. Il comitato ha agito sulla base di obiettivi piccoli da raggiungere “step to step”. In questo modo abbiamo raggiunto tanti risultati come il progetto di turismo scolastico “Incantevole Pagani”, il progetto di Pro.Nature cioè il Polo di Ricerca Nazionale sul Turismo Religioso in Italia, i corsi di Bed & Breakfast e quelli di accompagnatore turistico promossi da Pro.Nature in collaborazione con il Dipartimento di studi Turistici accreditato presso il MIUR e la ConfCommercio, la nascita di un giornalino No-Stress e la creazione di 14 laboratori didattici con molte aziende e associazioni presenti sul territorio. Tutto ciò mi ha fatto pensare, oltre che al possibilismo di Albert Hirschman, ad una frase di San Francesco “Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile, e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile”. Io ho cercato spesso di proporre il possibilismo di Hirschman e di ricordarne l’utilità, anche se talvolta mi è stato ribattuto che era una modalità semplicistica e stucchevole di affrontare certe tematiche economiche sociali. In realtà questo modo di ragionare non è il risultato di una generica propensione psicologica all’ottimismo, ma il frutto dell’osservazione profonda della realtà e di un’analisi critica penetrante basata su idee ricevute sia dal mio professore Luca Meldolesi, sia dalla lettura dello stesso Hirschman, che sottolineava una frase di Machiavelli, uno dei suoi autori preferiti, secondo cui “l’esito positivo può giungere quando la volontà e la virtù è coadiuvata dalla fortuna”.
A me colpisce di Hirschman l’interdisciplinarietà, il suo modo non conforme di pensare la scienza economica e la capacità di aprirsi all’imprevedibile delle azioni umane. Nei progetti su Pagani ho potuto sperimentare il trespassing, il passaggio di frontiere, lo sconfinamento reciproco fra economia politica, religione e le discipline umanistiche, e l’importanza di essere aperti all’inatteso. Come sappiamo l’imprevedibilità, come la prevedibilità, è relativa, non può essere assolutizzata, per questo il possibilismo non è una realtà sicura, che da certezze, è un universo sempre aperto all’imprevedibile. Con Hirschman ho capito che quando si vuole sciogliere il nodo che tiene avvinti nel mondo il bene e il male si cade in un baratro. Solo la “passione calma” del riformismo, ha il compito di ricordarmelo in ogni istante.
Il concetto di possibilismo svolge molti ruoli nella costruzione teorica dei progetti su Pagani. Il tutto è basato sull’assunto di risorse disperse o malamente utilizzate, ma anche sulla fiducia morale nella possibilità dell’essere umano (e delle organizzazioni economiche e sociali, come le associazioni e le imprese) di ‘fare di più e meglio con meno’ in presenza di opportuni stimoli e grazie alla possibilità di sfruttare le reazioni alle strozzature e alle difficoltà, perché in ogni difficoltà si può leggere un’opportunità.
“Ogni teoria – diceva Hirschman – accantonando o ignorando uno dei possibili corsi degli eventi, seleziona il proprio punto cieco”. Quindi ogni teoria introduce un’interruzione prematura dei procedimenti metodici e bisogna fare attenzione “all’ansia del mutamento”, perchè nessuna situazione è assolutamente senza sbocco, ne farsi prendere dalla furia di voler concludere, che equivale “alla spinta a teorizzare prematuramente”.
Hirschman identifica tre ‘punti ciechi’ che sono diventati insegnamenti nel mio lavoro di Pagani:
1) Lo sforzo di far tacere noi stessi e far parlare le cose, e gli altri, come diversi da noi, combattendo l’antropomorfismo, cioè la proiezione delle nostre esigenze e delle nostre illusioni, spesso generose ma ingannatrici.
2) L’orientamento dialettico in un sistema concettuale aperto. La dialettica qui non ha risvolti metafisici, implica l’adozione di una prospettiva diversa, la rivalutazione del negativo, come possibile molla del cambiamento, l’attenzione alla natura bidirezionale delle relazioni, all’importanza della trasformazione della quantità in qualità, all’interazione fra forze economiche e politiche, che conferiscono a questi rovesciamenti un’apparenza di realtà. Io li ho accuratamente evitati perché essi evocano la famosa dialettica, la “negazione della negazione e consimili misteriosi (ancorché preordinati) processi, che dissolvono tutti i contrasti e riconciliano tutte le opposizioni”.
3) La riduzione di scala dell’analisi (anche questo è un modo di sfuggire alla grande filosofia della storia, inevitabilmente teleologica). Importante è qui l’influenza delle concezioni di Simmel. Guardare allo sviluppo squilibrato significa “guardare alla dinamica del processo di sviluppo su piccola scala”.

Modello della Filiera Turistica Il Miglio Santo (Aniello Ascolese)

modello pagani

 

Alcune foto della festa:

SONY DSC

madonna delle galline pagani 2

madonna delle galline pagani 1