di Nicoletta Stame*

 

Perché ci occupiamo di PA
La PA è un anello centrale del discorso sul federalismo democratico. Mettendo sullo stesso piano stato, regioni, province e comuni, il FD supera quel principio di centralismo che è stato finora alla base del funzionamento dell’amministrazione pubblica soffocando le realtà locali dentro rigide prescrizioni, e fa delle amministrazioni locali soggetti a pieno titolo del dibattito pubblico.
Al tempo stesso, si supera quella distinzione tra politica e amministrazione, secondo cui l’amministrazione è solo un puro esecutore di decisioni prese dalla politica, e per cui tutta l’attenzione viene rivolta alla politica, e tutta la strategia politica è tesa a conquistare uno stato che dovrebbe poi servire a qualsiasi nuovo padrone (di destra o di sinistra). Per questo motivo è necessario stare attenti a non separare istanze democratiche (come ad esempio il fatto che i cittadini debbano essere informati) da questioni pratiche come il miglioramento dei servizi, la buona amministrazione, la produttività amministrativa.
Infine, il tema della PA ha recentemente acquisito una nuova centralità rispetto alla prospettiva federalista a livello europeo. Le nuove politiche per uscire dalla crisi hanno portato l’Italia più vicina all’Europa, mentre l’Europa conosce una nuova spinta all’integrazione federale. In questo processo l’Italia ha finalmente riconosciuto il bisogno di modificare la propria PA, cominciando dalla spending review. Ma la spending review è stata gestita in modo centralizzato, e con scarsa attenzione ai bisogni e alle potenzialità locali.
Open data ed E-government
Il movimento degli open government data (Open-polis, Open-bilanci) è molto meritorio, e certamente contribuisce – con le tecnologie esistenti – ad accrescere quel desiderio di conoscere come viene gestita la cosa pubblica, come viene usato (o sperperato) il denaro pubblico, cosa fanno i nostri eletti, ecc. Esso è legato a movimenti della società civile che lottano per un cambiamento degli organismi rappresentativi.
L’e-government è un tentativo di risolvere problemi della nostra amministrazione puntando sulla tecnologia: usare una piattaforma virtuale invece che presentarsi allo sportello potrebbe evitare lungaggini e ripetizioni (snellimento), impedire l’uso clientelare della fornitura di un servizio dovuto, ecc. Sarebbe importante capire se ciò è successo, e dove; perché certamente in molti casi l’e-government si è affiancato alla vecchia gestione cartacea delle operazioni, e ha aggravato la condizione del cittadino.
SIOPE e suoi possibili usi
Siamo tutti sostenitori del sistema SIOPE, per i principi che lo ispirano: trasparenza, utilità ai fini di una contabilità reale.
E ci stiamo anche attrezzando affinché il sistema SIOPE possa diventare strumento nelle mani delle amministrazioni pubbliche locali (e non sia monopolizzato da quelle centrali: Banca d’Italia e Ragioneria Generale dello Stato).
Dobbiamo quindi elaborare delle iniziative che possano essere utili ai particolari contesti con cui si viene in contatto, dai comuni meridionali (Modugno, i vari comuni campani, Lamezia, ecc.), a situazioni più avanzate (comune di RE? Provincia di Pavia? Altri?)
Per i comuni che vogliono fare la sperimentazione con BdI, le indicazioni contenute nella lettera del sindaco di Modugno, e che ora potrebbero essere messe in pratica (trovando e formando le persone che ci si dedicheranno) potrebbero essere queste:
Migliorare la contabilità generale:
Avere il saldo di cassa mensile
Sapere quali sono i limiti di spesa
Avere dati di benchmark con altri comuni simili riguardo al tipo e all’entità delle spese
Utilizzare il codice unico di acquisto (CUA)*
Migliorare la gestione di singoli progetti o programmi
Scheda CUP (codice unico di progetto) per ogni investimento*.
Altre situazioni, che abbiano già una buona contabilità, siti trasparenti, ecc. potrebbero però utilizzare il SIOPE per migliorare altri aspetti dei loro servizi, ad es. potrebbero estendere il sistema anche ai fornitori esterni di servizi.
La spending review
La spending review dovrebbe diventare uno strumento di gestione ordinaria in cui ci si interroga regolarmente sui risultati della spesa pubblica, con vari strumenti di monitoraggio e di valutazione. L’abitudine alla cattiva amministrazione (spreco, corruzione, ecc.) ha fatto sì che ci sia schierati a favore o contro la spending review, invece di discutere come farla.
È indubbio che i tecnici che sono oggi al governo abbiano una mentalità centralista, e non siano sensibili alle istanze federaliste. Ma l’occasione è buona per mostrare che anche le amministrazioni locali sono interessate a migliorare la produttività dell’amministrazione, facendo propria l’istanza della spending review. A questo proposito, il SIOPE potrebbe favorire una buona collaborazione tra centro e periferia, fornendo dati per il benchmark.

Vedi articolo di A. Carzaniga su SIOPE

*Dal testo preparatorio per l’assemblea di Pavia di EFFEDDÌ del 12 e 13 ottobre.